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2 giugno 1946, anche le donne al voto

01.06.2014 23:42
Categoria: Agenda 2013/14

Oggi tutto il Paese celebra il 2 giugno, Festa della Repubblica. Ma quella fatidica data in cui nacque una nuova nazione dalle macerie del nazifascismo e della guerra, corrisponde anche a una di quelle prime volte di cui non ci si scorda mai: il voto delle donne. Fu infatti il 2 giugno 1946 che milioni di donne italiane, per la prima volta, andarono tutte assieme alle urne (due mesi prima c'era stata una prova generale con alcune amministrative) per esprimere il loro voto.
Chiamate a scegliere tra Monarchia e Repubblica nel referendum, contribuirono a quei 12.718.641 voti che decretarono l'esilio di casa Savoia e l'inizio del percorso che avrebbe portato, nel 1948, alle elezioni per il primo governo di maggioranza.
Una vicenda bellissima, frutto di anni di dibattiti, di lunghe battaglie politiche, sociali, culturali.
Tina Anselmi, grande protagonista della Resistenza e della Prima Repubblica, così scrisse di quei giorni: "E le italiane, fin dalle prime elezioni, parteciparono in numero maggiore degli uomini, spazzando vi a le tante paure di chi temeva che fosse rischioso dare a noi il diritto di voto perché non eravamo sufficientemente emancipate. Non eravamo pronte. Il tempo delle donne è stato sempre un enigma per gli uomini. E tuttora vedo con dispiacere che per noi gli esami non sono ancora finiti. Come se essere maschio fosse un lasciapassare per la consapevolezza democratica!"
La scrittrice e saggista Maria Bellonci (ideatrice del premio Strega), così invece ricordava quel giorno: "Anche per me, come per tutti gli scrittori, e come per tutti quelli che sono avvezzi a mettere continuamente se stessi al paragone delle cose, gli avvenimenti più importanti di quest'anno 1946 sono fatti interiori; ma è un fatto interiore - e come - quello del 2 giugno quando di sera, in una cabina di legno povero e con in mano un lapis e due schede, mi trovai all'improvviso di fronte a me, cittadino. Confesso che mi mancò il cuore e mi venne l'impulso di fuggire. Non che non avessi un'idea sicura, anzi; ma mi parvero da rivedere tutte le ragioni che mi avevano portato a quest'idea, alla quale mi pareva quasi di non aver diritto perché non abbastanza ragionata, coscienziosa, pura. Mi parve di essere solo in quel momento immessa in una corrente limpida di verità; e il gesto che stavo per fare, e che avrebbe avuto una conseguenza diretta mi sgomentava. Fu un momento di smarrimento: lo risolsi accettandolo, riconoscendolo; e la mia idea ritornò mia, come rassicurandomi."

Briciole di storia

- Nel 1877 Anna Maria Mozzoni, fondatrice a Milano della “Lega promotrice degli interessi femminili“, presentò la prima storica petizione politica in favore del voto alle donne appartenenti ad un ceto superiore. Ma col tempo, più precisamente nel 1912, dopo accesi dibattiti, si ritenne che, a causa dell’elevato tasso di analfabetismo (imputato per lo più al mondo femminile), potesse essere approvato solo il suffragio maschile.

- Nel 1919 il Parlamento approvò la proposta di legge per il riconoscimento della capacità giuridica della donna, rimandandone però l’attuazione alla legislatura successiva, quando tutto era già in mano al governo fascista, che mise subito da parte la questione.

- La svolta avvenne il 1° febbraio del 1945, quando finalmente e grazie al governo Bonomi, su proposta di Alcide De Gasperi e Palmiro Togliatti, venne concesso il diritto di voto alle donne italiane. Il traguardo fu quindi raggiunto proprio il 2 giugno del 1946. Quel giorno, furono oltre dodici milioni di donne ad esprimere il proprio parere politico.