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15.04.2020 - La riflessione

15.04.2020 18:23
Categoria: SEF PLUS 2020

Non è tempo di parole vuote, è tempo di ripensare sé stessi per essere all'altezza di una sfida che ci ha costretti a "re-inventare le nostre professionalità e ri-costruirle in pochissimo tempo". Da Elisabetta Ricci, insegnante di scuola primaria in provincia di Roma, la testimonianza di una persona che ama profondamente il suo lavoro e vorrebbe vederne giustamente riconosciuto da tutti il valore fondamentale.

È il tempo questo della riflessione, nessuno ha più voglia di parlare usando parole vuote e senza senso, nessuno ha più voglia di capire perché l’economia non va, la politica è sempre più retorica e sempre meno servizio, questo è il tempo della riflessione. Tutti ci dobbiamo fermare a riflettere, a capire che il mondo, ora più che mai, ha bisogno di ognuno di noi, ogni figlio di questa meravigliosa grande terra oggi ha un compito specifico che deve portare a termine per il bene comune, ognuno di noi è un tassello fondamentale per ricomporre il puzzle impazzito che forma il mondo. Siamo tessere in disordine, ci è stata tolta all’improvviso la nostra quotidianità, tutti noi abbiamo una nostra vita pubblica e privata che è stata sconvolta.

Io sono una maestra da ben 27 anni, mi sono formata, posso dire, in un’epoca diversa da quella che stiamo vivendo, non ero certo una maestra troppo tecnologica, stavo cercando, tra mille difficoltà, di imparare ad usare sempre meglio queste nuove tecnologie, muovevo i primi passi verso il registro elettronico, lo scrutinio elettronico, e dopo un po’, in questo ultimo mese il mio universo professionale si è completamente ribaltato, da maestra in presenza, dove il contatto con i miei alunni non era solo didattico ma era umano, empatico, fatto di mille sfaccettature misurabili attraverso un unico sentimento, l’amore, l’amore per loro, i miei bambini, l’amore con il quale ogni giorno fino al 4 Marzo 2020 mi sono recata al lavoro con tante idee creative nella mia testa per rendere “il sapere” affascinante, unico, intrigante per i miei piccoli alunni e vedere ogni giorno quei visi più o meno interessati aprirsi alla vita della conoscenza, alla curiosità di capire, ai capricci quotidiani, agli sguardi sfuggenti o d’intesa. In altre parole ogni giorno della mia carriera è stato unico, irrepetibile, bello e faticoso nello stesso tempo, mai avrei immaginato di dovermi fermare all’improvviso, lasciare tanti discorsi iniziati, tante cose da finire insieme ai miei ragazzi, i nostri momenti di vita scolastica irrepetibili si sono fermati, sono appesi ad un filo immaginario, sono rimasti cristallizzati.

Dopo i primi momenti di confusione, di aggiustamento temporaneo, mi sono trovata a rimettere in ballo una carriera durata 27 anni, costruita studiando sempre e comunque, ogni dettaglio che ha composto la mia professionalità, mi sono messa sempre in discussione, ho cercato di migliorare il mio stile educativo e didattico, ho letto e studiato sempre, non ho mai detto “so fare la maestra” perché il nostro è un mestiere in “fieri”, muta così come muta la società, per questo ho sempre cercato di aggiornare il mio stile lavorativo, di adeguarlo alle epoche che ho attraversato, didatticamente parlando. Così ho cominciato la mia carriera negli anni ’90 del XX secolo ed ora sono negli anni ’20 del XXI secolo, tanta strada ho fatto nel pianeta scuola e tanta ancora ne dovrò fare, ma dal 4 Marzo del 2020 mi trovo a vivere in un’epoca non epoca, qualcosa di diverso ci è capitato e anche la nostra didattica o meglio il nostro modo di fare scuola e di essere scuola è dovuto cambiare. Noi siamo il “servizio pubblico” dell’Istruzione, il nostro Stato si trova a vivere una situazione diversa e noi insegnanti abbiamo dovuto invertire la rotta, o meglio, abbiamo dovuto re-inventare le nostre professionalità, ri-costruirle in pochissimo tempo, cercando di capire come attuare un nuovo modo di fare scuola, quello della didattica a distanza.

Il nostro cammino all’improvviso è diventato più difficile, gli scenari che si sono aperti davanti a noi sono stati e sono ancora a dir poco apocalittici, ci siamo trovati davanti a veri e propri paradossi, tutti, o quasi, si sono sentiti in dovere di criticarci, di farci passare per poco tecnologici, ci siamo trovati a fronteggiare “schegge di utenza impazzite”, che hanno inveito contro le nostre professionalità senza sconti, in altre parole ci hanno fatto a pezzi ridicolizzandoci. Forse erano in preda alla paura di non saper gestire i loro figli, forse hanno pensato di non essere all’altezza di contribuire a formare lo zoccolo duro della conoscenza dei loro giovani ragazzi, forse hanno pensato che noi stando a casa avessimo staccato la nostra spina professionale andandocene in vacanza. Ebbene non è proprio così che sono andate le cose, ognuno di noi, o quasi, si è subito messo in discussione e in pochissimo tempo con collegamenti di fortuna ogni istituto scolastico presente sul territorio italiano si è dato da fare, ha cercato di ri-modulare la propria didattica, , cosa non facile per gli addetti ai lavori perché l’atto di insegnare è forse l’unico atto professionale che ha bisogno di essere fatto in presenza, perché si radicalizza nel tessuto umano dei sentimenti, delle sensazioni, delle emozioni, degli sguardi empatici, di tutti quei fili che vanno a tessere quel rapporto vero, unico e irrepetibile che solo una didattica in presenza può portare avanti. Noi, però, gli insegnanti, che notte e giorno abbiamo lavorato, lavoriamo e lavoreremo per assicurare in qualsiasi latitudine del nostro Bel Paese la stessa offerta formativa per ogni alunno.

Dietro a tutto questo complicato momento gli insegnanti della grande comunità italiana non sono stati con le mani in mano, ci siamo formati, seguendo webinar in ogni momento della giornata, abbiamo preparato lezioni nuove che fino a qualche mese fa per molti di noi appartenevano alla “fantascienza” scolastica, abbiamo passato notti insonni per progettare nuove tecniche didattiche, per mettere in discussione e ri-mettere in discussione noi stessi e la nostra professione. Spesso ci sono giunte critiche dure da chi non sa cosa vuole dire fare scuola, da chi non capisce che noi amiamo la nostra scuola e lavoriamo come tante formiche laboriose per far sì che i nostri ragazzi possano usufruire di un nuovo tipo di didattica che sia commisurata alle loro età, che sia proficua e non dannosa per la loro formazione di uomini e donne del futuro, che non sia traumatica in un momento di forte tensione emotiva, di nuove paure che pervadono il nostro mondo. In un primissimo momento ci siamo sentiti in balia di un mare in tempesta e la nostra nave la “scuola” era in preda ai flutti impazziti e quasi alla deriva. Il nostro mondo, però, non si dà mai per vinto perché l’esercito silenzioso dei docenti rappresenta l’intelligenza del nostro Paese, rappresenta la cultura fluida concentrata in piccole pillole per la nostra meravigliosa utenza e allora noi, si proprio noi quelli che per molti nostri connazionali siamo i “privilegiati”, i “perdi tempo”, gli eterni “vacanzieri”, abbiamo capito che da questa grande catastrofe potevamo trarre qualcosa di nuovo, di buono, di unico per i nostri ragazzi e in questi giorni, circa 30, ci siamo seduti davanti allo schermo freddo di un PC e abbiamo, con la nostra creatività, la nostra voglia di fare , la nostra cultura raffinata, abbiamo cominciato a ri-vedere e re-inventare la nostra didattica e in un circolo virtuoso i colleghi che più sapevano fare hanno messo a disposizione le loro “buone pratiche” e ora insieme stiamo avviando una nuova “macchina didattica” che aprirà alla scuola nuovi scenari non solo professionali ma anche sociali, educativi, umani e quegli schermi di computer, che in molte professioni sono utilizzati come semplici strumenti per noi del mondo della scuola si sono “umanizzati” e a seconda del grado di scuola si sono colorati, hanno emesso suoni, parole in rima, opere d’arte in movimento, saggi brevi, testi filosofici, trattati matematici o scientifici in mille e ancora mille modi nuovi, diversi, seriosi o accattivanti, attivi o interattivi, per tutte le fasce d’età dei nostri ragazzi.

Finisco con il dire che ancora una volta capisco che senza questo splendido lavoro non mi sentirei così viva e così attiva, nonostante la quarantena, le mie giornate di docente sono dense in modo diverso ma pur sempre dense e con uno scopo preciso, dare incondizionatamente ai ragazzi che sono la pagina nuova del nostro Paese. Mi rivolgo, adesso, a tutti quei disfattisti che non hanno mai avuto fiducia nella scuola, scambiandoci per sprovveduti, falliti e poco intelligenti che questi “insegnanti” che molti, forse moltissimi definiscono da “quattro soldi” non hanno paura di SFIDARE il nuovo, l’incerto, il futuro, sono ben corazzati contro chi ha poca fiducia e cerca di decostruire ciò che la scuola con serietà, professionalità e sacrificio costruisce e questi insegnanti traghetteranno la scuola dai tempi del corona virus ai tempi della ricostruzione dopo il corona virus ma questa è un’altra storia…

Vi ringrazio per l’attenzione e ricordatevi, mi rivolgo a chi è contro la nostra categoria, che noi non temiamo nessuno, abbiamo fatto sempre le nostre battaglie attraverso le idee e le parole che certo non ci mancano e questa volta la nostra battaglia per molti di noi impensabile l’abbiamo fatta e la stiamo facendo attraverso lo schermo di un computer. Attenzione non sfidate mai gli insegnanti loro sono l’intelligenza di un qualsiasi Paese Libero!

Grazie

Una maestra