CISL - FEDERAZIONE SCUOLA UNIVERSITÀ RICERCA
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3.04.2020 - Per dopo

03.04.2020 15:26
Categoria: SEF PLUS 2020

Sta diventando sempre più estesa la consapevolezza che anche la nostra scuola, dopo l'emergenza coronavirus e gli sconvolgimenti enormi imposti ai nostri stili di vita, non sarà più uguale a prima. Ora occorre far sì che il cambiamento sia un arricchimento, nel senso che diventi patrimonio diffuso, in termini di capacità e competenze, l'impegno profuso nel mettere in atto in forma generalizzata nuove modalità di comunicazione e di gestione delle attività didattiche. Si pone in questa prospettiva l'intervento che ci invia Piervincenzo Di Terlizzi, dirigente scolastico di Pordenone.

La lista delle parole chiave che le scuole italiane usano, in queste ultime settimane, è, come ogni giorno constatiamo, nuova e imprevista, anche se sullo sfondo di molte di esse stanno questioni non nuove, che ora però hanno trovato uno sviluppo inatteso. Vorrei provare qui a sintetizzare alcune coppie di parole opposte tra loro, per delineare quello che esperimento come il perimetro lessicale e concettuale del mio mondo lavorativo ai tempi del Covid-19. Presente/Distante Didattica A Distanza, o DAD: forse la parola inattesa e più usata, oggi, con distanza che ricalca l’inglese distance, con cui da decenni si è etichettata nominalmente la formazione che avviene al di fuori di uno spazio fisico abitato simultaneamente da discente e formatore. Nell’acronimo DAD sta, lo sappiamo bene, il limite quasi paradossale di tutta l’esperienza di questi giorni, perché la scuola qui va a misurarsi proprio con ciò che nega la sua ragione fondamentale, che è la presenza (forse, la prima parola che molti di noi hanno detto, all’inizio della loro vita scolastica, in prima elementare, è stato “Presente” alla maestra che faceva l’appello -questo è quello che ricordo io). In qualche modo, dunque, il generoso sforzo delle scuole italiane di questi giorni è l’espressione di un vuoto e di un desiderio (la percezione che le cose sono fuori dal proprio posto, etimologicamente), che ci costringe a dare contorno a quello di cui si sente la mancanza, che è, prima di ogni altra cosa, la relazione, con la sua possibilità di renderci, simultaneamente, presenti tutti quegli aspetti di complessità che sostanziano la nostra azione quotidiana. Intuiamo anche che, quando ci sarà il ritorno, avremo a che fare con una “distanza in presenza”, perché si profila la necessità di assumere comportamenti in cui la cura sarà connessa a un mantenimento di uno spazio vuoto, in cui l’abbraccio -che anima le giornate di scuola in tanti modi- sarà una terra promessa da riconquistare. In mezzo a questo, ci sarà da educare in termini tutti nuovi lo sguardo sullo spazio dell’altro, il rispetto. Connesso/Disconnesso Il fondamento della vita scolastica a distanza è la connessione; in questi giorni, impiegando anche i fondi appena ricevuti, ci stiamo impegnando a garantire a tutti un accesso ad essa. La parola rimanda comunque ad uno dei fondamenti della nostra esperienza quotidiana, che è la relazione, la percezione che il nostro apprendimento è esperienza sociale e situata. In questa nuova situazione emergono talenti e competenze dei nostri allievi che prima erano magari considerati marginali: essi aiutano gli insegnanti a risolvere questioni (di connessione!), vengono a loro volta aiutati, in una dimensione pratica e continua, a confrontarsi con le questioni connesse al manifestarsi in rete (e sarà una cosa da tener chiara, al rientro nelle scuole); tra insegnanti, in modi vari, aumentano le situazioni d’interazione nelle quali, pure, complici le sintassi delle varie piattaforme, si riscrivono relazioni. In tutto questo, va tenuto presente il capo opposto, la disconnessione: non solo come problema di chi non ha accesso agli strumenti, ma anche come protezione dello spazio autonomo e personale. Giga/Fibra Non sono due parole opposte, ma rimandano a due modi di pensare l’accesso alla rete che non sempre vanno insieme, e che riguardano le scelte dei singoli ma anche quelle delle comunità. C’è bisogno di Giga,certo, per accedere ai Registri Elettronici, alle piattaforme; ma c’è pure bisogno di fibra, di dorsali di connessione stabili, auspicabilmente simmetriche (nelle quali download e upload siano il più possibile altrettanto agevoli), capaci di sostenere (l’immagine della “dorsale” è eloquente) tutti gli sforzi per i quali la digitalità a sua volta diventi elemento stabile della nostra vita quotidiana. Il curricolo di cittadinanza, sul quale le scuole si sono impegnate in questi mesi, vive qui un suo compito di realtà, che è quello delle condizioni di cittadinanza digitale. Asincrono/Sincrono Piace molto la dimensione della videolezione, della videoconferenza, che soddisfa il più vorace dei sensi, la vista; ma la didattica a distanza è fatta, soprattutto, del tempo e dello spazio dell’altrove, rispetto all’aula e al vedersi tutti. La rottura della consuetudine quotidiana obbliga a dare una nuova centralità a questa considerazione, che è quella per la quale cerchiamo di pensare gli ambienti di apprendimento in cattività nei quali i nostri studenti vivono questi giorni, e prendiamo in carico tutte le loro diverse condizioni, per non fare parti uguali tra diseguali (chi ha il PC, chi il tablet, chi niente, chi la banda larga, chi casa con giardino chi piccolo appartamento, chi è solo chi ha tanti familiari, chi genitori che lavorano chi genitori alle prese con gli effetti dell’emergenza).Le esperienze di percorsi di apprendimento che valorizzino la disponibilità ad agire, ad organizzarsi, a produrre ci mettono nelle condizioni di ripensare, in prospettiva, all’organizzazione dei tempi, delle classi, degli spazi nei nostri edifici scolastici. Valutare /Misurare Che voti mettiamo? Quando li mettiamo? E gli scrutini? Gli esami? Sono domande che attraversano le conversazioni che riguardano la scuola, che i quotidiani e i telegiornali ripropongono. Il bisogno del numero risponde a un riflesso tra i più atavici nella scuola, e la situazione che stiamo attraversando ha messo in crisi una serie di consuetudini in merito, facendo emergere, d’altra parte, la pienezza dell’azione del valutare, intesa proprio come attribuzione argomentata di valore a quello che i nostri sforzi producono, che i nostri ragazzi realizzano. La metrica della prestazione perde i suoi punti di riferimento e quella delle competenze, agganciata alla realtà e alla declinazione del curricolo (e non del fantomatico programma) trova le sue conferme. Partecipare/Rappresentare I genitori dei nostri bambini, dei nostri ragazzi, si attivano per chiedere, suggerire, condividere tra di loro, anche per essere accanto ai loro figli durante le esperienze di apprendimento. Si sta declinando una nuova serie di modi con i quali si partecipa alle cose della scuola e si rappresentano i punti di vista, le necessità, le relazioni, e pure questo andrà ripensato. Prima/Dopo C’erano i tempi, gli spazi, i riti di prima. C’è l’adesso, che stiamo affrontando, e che mi ha suggerito questo piccolo lessico. E c’è il dopo, che da quello che stiamo attraversando verrà sostanziato. Sarà il dopo dei modi di finire un anno scolastico e di pensarne uno nuovo, di dare cittadinanza alla digitalità in termini complessi e consapevoli, di nuove declinazioni della sostenibilità, di presa in carico di uno sguardo diverso sulle competenze dei nostri ragazzi; ed il prima, in questo senso, è l’adesso, in cui stiamo, e in cui questo ci appare. * Piervincenzo Di Terlizzi è dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo Pordenone Centro