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Il volto dello Stato

31.08.2017 11:48

"Lo Stato non è una macchina anonima e impersonale, ma ha il volto di ogni suo lavoratore, a qualunque livello di responsabilità ... Dall’etica che esprime nel suo complesso dipende la qualità della vita pubblica" (Francesco Ognibene, Avvenire, 31 agosto 2017).

A un passo più svelto e convinto si perviene anche liberandosi da pesi che rallentano l’andatura: liberati dalla zavorra, di colpo ci si accorge non solo del cambio di marcia ma che, forse, ci si poteva sgravare assai prima da un carico inutilmente oneroso. Se si proietta l’immagine sulla vita di un Paese, non è difficile individuare tra ciò che rende tanto faticoso il procedere di una comunità l’intralcio di preconcetti socialmente diffusi e radicati, e ovviamente di ciò che li origina.

Ci vuole però un fatto nuovo, una cesura netta, che sollevi il velo dagli occhi e mostri la realtà così com’è. La scelta resa nota ieri dall’Inps di far nascere da domani il Polo unico per le visite fiscali, centralizzando la gestione dei controlli medici sui dipendenti pubblici assenti dal lavoro per malattia, è una di quelle notizie che ci mettono davanti in un colpo solo lo stigma e la sua radice, più o meno motivata. È persino proverbiale – e spesso ingiusta per la sua sommarietà – l’idea che la pubblica amministrazione sia un condensato di inefficienza, complessità, lentezza e indifferenza rispetto a ciò che il cittadino si attende (ed esige).

A formare questa lente contribuisce non poco il fenomeno finito sotto l’etichetta dei "furbetti del cartellino", finti presenti o reali assenti ma per motivi sanitari tutti da verificare. È per prosciugare questa palude che nuoce anzitutto alla grande maggioranza dei 3 milioni di pubblici dipendenti coscienziosi e onesti che l’Inps ora decide di prendere di petto la piaga dei malati immaginari, adottando strumenti tecnologicamente all’altezza dell’estensione e della complessità del problema e moltiplicando le "visite fiscali", con l’obiettivo di farle arrivare almeno a quota 300mila sui 6 milioni di certificati medici presentati ogni anno dagli impiegati dello Stato: un 5% di controlli domiciliari che può sembrare poca cosa e che invece pareggerebbe il livello di vigilanza sulle assenze nel settore privato, con l’obiettivo di andare rapidamente oltre. Si punta dunque, con proclamata decisione (che speriamo coerente e tenace), a cancellare col tempo e la fermezza, ma da adesso, da subito, un’immagine sociale tra le più consolidate e negative. Zavorra scaricata, passo più leggero, appunto.

Non deve sfuggire, tuttavia, che il rilievo di questa operazione dell’Inps possa andare simbolicamente ben oltre la semplice lotta all’assenteismo. All’immagine altrettanto stereotipata di uno Stato che a lungo sembra chiudere entrambi gli occhi su quel che gli accade in casa – salvo riscoprire all’improvviso una severità che sembra non appartenergli per caratteristiche genetiche – può corrispondere infatti l’idea che in fondo siamo di fronte solo a un nuovo episodio dell’estenuante gioco tra "guardie" e "ladri". E che se gioco è, alla fine nulla cambierà davvero e, nonostante le grandi promesse, tutto resterà come prima. Non ci possiamo più permettere di sentir annunciare l’ennesima svolta in un crocevia così sensibile della vita collettiva per poi non veder profusa ogni energia nel suo raggiungimento. Con la speranza di un domani vero, affidabile e diverso per tutti non si può più scherzare. Proprio per la prossimità alla vita e ai diritti dei cittadini la pubblica amministrazione deve precedere il Paese e non farsi trascinare, proporsi come modello di trasparenza e moralità e non giacimento inesauribile di un’aneddotica umiliante.

Lo Stato non è una macchina anonima e impersonale, ma ha il volto di ogni suo lavoratore, a qualunque livello di responsabilità, e deve sapere – come chiunque vi operi, che l’abbia fatto per scelta o per necessità qui poco importa – che dall’etica che esprime nel suo complesso dipende la qualità della vita pubblica. E che proprio per questo la maschera odiosa del "furbettismo" è inaccettabile. Una responsabilità immensa, che passa anche per certificati medici indubitabilmente veritieri e che si coniuga insieme a una semplice parola in grado di rendere il passo di tutti più convinto e spedito: la voce del verbo "servire".

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