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Maria Montessori disegnò il futuro. L'alunno protagonista nella scuola

27.08.2018 11:57

Nel 1907 la coraggiosa educatrice aprì a Roma la prima Casa dei Bambini. Non più autorità, voti e punzioni: piena libertà di iniziativa e movimento (Franco Manzoni, Corriere della Sera del 27 agosto 2018)

l bambino al centro del mondo. Così dovrebbe essere. Tuttavia la società contemporanea è un carcere per l’infanzia. Un’amara constatazione: siamo fermi a un secolo fa. Anzi, oggi ancor di più sarebbe necessario tutelare il fanciullo dalla repressione della sua attività spontanea dovuta all’intervento dell’adulto che ha il predominio su di lui, vale a dire i genitori oppure la maestra, più in generale di una collettività non adeguatamente pronta ad accoglierlo. Perché inconsciamente viene interpretato quale ostacolo alla vita quotidiana dell’adulto. Perciò sempre più spesso lo affidiamo a tecnologie ipnotiche come tv e giochi elettronici, o a babysitter improvvisate.
Liberarlo da questa schiavitù è il compito che si ritagliò più di cento anni fa Maria Montessori, fervente cattolica, scienziata, femminista, filosofa, medico, pedagogista, originale e innovativa educatrice nel campo della didattica. In modo dettagliato racconta come nacque il suo rivoluzionario metodo nel volume Il segreto dell’infanzia, da oggi in edicola con il «Corriere», pubblicato la prima volta nel 1938 a Bellinzona, in cui si legge: «Se nessun aiuto viene dato al bambino, se l’ambiente non è stato preparato per riceverlo, egli sarà in continuo pericolo dal punto di vista della sua vita psichica». L’egocentrico adulto lo rifiuta. Così i capricci del bambino sono le prime incomprese malattie dell’animo. Il piccolo non dovrebbe muoversi, né toccare oggetti, né strillare. L’adulto possiede i propri tempi e ritmi di movimento. Non essendo stato educato a privilegiare i bisogni del bimbo, lo percepisce come un nemico.
Il piccolo ha invece un difficile compito, quello di produrre il suo futuro di adulto. Come afferma Maria Montessori: «Il bambino è il progenitore dell’uomo». Con il metodo, che porta il suo nome, la pedagogista è riuscita a sconvolgere l’ambiente scolastico. Ciò che più suscitò all’epoca stupore e incredulità è il capovolgimento tra adulto e bambino: il maestro costretto ad essere privato di autorità, voti, punizioni, senza materia da insegnare, mentre il bambino è collocato al centro dell’attività, impara da solo, libero nella scelta delle sue occupazioni e dei suoi movimenti. Stanze luminose, finestre basse, mobiletti, tavolini, seggioline, le credenze alla portata della mano dei bimbi.
Era il 6 gennaio 1907 quando Maria Montessori aprì la prima Casa dei Bambini a Roma, situata nel quartiere popolare di San Lorenzo: circa cinquanta bambini tra i 3 ed i 7 anni, figli di operai. Erano timidi, all’apparenza sembravano poco responsabili, e la maestra aveva insegnato loro a camminare attaccati al grembiule degli altri, di modo che dovevano stare in fila indiana. Piangevano di paura.
Come intervenne allora Maria Montessori? Prima di tutto con la libera scelta del lavoro individuale, la ripetizione dell’esercizio, l’autocontrollo dell’errore, il gioco del silenzio visto come atto di ascolto, il saper mantenere in ordine l’ambiente comune, la pulizia accurata della persona, la stimolazione ad affinare i sensi, la lettura. Era necessario che la crescita delle conoscenze fosse sempre una straordinaria scoperta e avvenisse spontaneamente. In contemporanea al libero movimento, tutta una serie di abolizioni: venivamo impediti premi e castighi, l’uso di sillabari, lezioni collettive, programmi, esami, giocattoli, la cattedra dell’insegnante.
Il successo fu di portata internazionale. Nel mondo oggi vi sono 22 mila scuole di ogni grado, dai nidi alle superiori, che seguono il sistema Montessori, mentre in Italia sono circa 130, soprattutto materne. Il suo metodo è stato seguito da uomini geniali, come Sergey Brin e Larry Page, fondatori di Google; Bill Gates; Gabriel García Márquez; Jeff Bezos, il fondatore di Amazon; Jimmy Walls, il padre di Wikipedia. Ma in Italia Maria Montessori è poco conosciuta ancora adesso e le sue scuole sono un fenomeno di nicchia.
Con attenzione occorre allora leggere i volumi di Maria Montessori e di chi ha seguito i suoi dettami per riflettere sul futuro dei nostri figli o nipoti. Non possiamo ricordarla semplicemente per il suo volto sulla banconota delle vecchie mille lire, oppure per due francobolli emessi dalle poste italiane, quello del 1970 in occasione del centenario della nascita e l’altro del 2007 a un secolo dall’apertura della prima Casa dei Bambini. È giunto il momento di un intervento del ministero dell’Istruzione per rinnovare l’organizzazione scolastica del nostro Paese, aiutando i bambini a fare da soli e a divenire protagonisti consapevoli del dono interiore che già possiedono per svilupparlo durante il corso della loro vita.

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