"Una globalizzazione dal volto umano, la sfida per battere le disuguaglianze"

05.07.2016 12:12

Dopo la crisi del 2008, le analisi più avvertite evidenziavano l’insostenibilità di un modello socio-economico in cui la finanza risultava disconnessa dal mondo della produzione e dalla sfera del sociale. Si faceva strada, anche nella riflessione degli economisti, la necessità di tenere insieme l’idea di benessere con quella di bene. In questa luce va rivisto e inquadrato anche il tema della globalizzazione. In un articolo di Anais Ginori (La Repubblica, 4 luglio 2016) che dà conto di un incontro di economisti francesi sul dopo Brexit, assume particolare rilievo l’indicazione di Christine Lagarde, direttore del Fondo monetario internazionale, che indica la necessità di imparare a ridistribuire le ricchezze, di imporre limiti ai privilegi, di tutelare i più deboli.

«Dobbiamo uscire dalla Brexit a testa alta». Con un gioco di parole, Christine Lagarde vede nell’esito del referendum britannico un’opportunità, il momento per ripensare non solo la governance dell’Ue, ma anche quello della globalizzazione. La direttrice del Fmi ha partecipato alle Rencontres di Aix-en-Provence, conferenza che riunisce ogni anno il gotha economico francese e internazionale. Nel ricordare i tanti vantaggi dello sviluppo degli scambi e dell’abolizione delle frontiere negli ultimi decenni, dalla diminuzione della povertà all’aumento dell’educazione, Lagarde ha però ammesso che si è scavato il divario tra “vincitori” e “perdenti”.
«Le soluzioni ai problemi oggi sono globali, lo sappiamo» ha osservato Lagarde, facendo l’esempio dell’epidemia di Ebola o dell’inquinamento che per definizione non si fermano ai confini. «Come nell’economia, molte delle dinamiche non possono essere risolte dai singoli paesi». Nonostante quest’evidenza, la direttrice del Fmi ha fatto un discorso critico sull’attuale situazione. «Si è verificato un aumento delle disuguaglianze su cui è importante intervenire» ha continuato, battezzando l’idea di una “globalizzazione benevola”, dal volto più umano, che sappia redistribuire la ricchezza, imporre limiti ai privilegi e tutelare i più deboli. Il Fmi, ha aggiunto, ha avviato anche diverse riflessioni, tra cui una sulla creazione di nuove regole nella libera circolazione dei capitali.
Sull’Europa, Lagarde ha fatto una battuta: «Ora che i britannici sono usciti, alcuni commissari non potranno più dare la colpa a Londra per la lentezza di alcune riforme». Nel merito, la direttrice del Fmi pensa che bisogna «lavorare sulla realtà economica, ma anche sulla comunicazione di questa realtà». «C’è un evidente sfasamento tra quello che vedono i popoli e la situazione effettiva» ha commentato. «È drammatico vedere che la Banca europea per gli investimenti fa dei piani importanti per rilanciare alcune regioni senza quasi annunciarlo, lasciando che nessuno se ne accorga. E così tutti possono continuare a vedere Bruxelles solo come un groviglio di burocrazia». L’altro esempio che dimostra lo “sfasamento” tra popoli ed élite è la campagna elettorale per la Brexit. «Sono stati vani tutti i nostri sforzi per spiegare in modo onesto, razionale, con dati e cifre oggettive, cosa bisognava temere in caso di uscita dall’Ue».
Lagarde ha ricordato la battuta con la quale il conservatore Michael Gove ha liquidato in modo sprezzante gli argomenti del remain «We have too many experts», abbiamo troppi esperti. «I mercati hanno sbagliato pensando che sarebbe tornato tutto apposto dopo il voto, ma purtroppo si vede che gli esperti avevano ragione. Perché allora non sono stati ascoltati?». L’esito del referendum va al di là della Gran Bretagna e pone quello che la direttrice del Fmi definisce un “problema di percezione”. «Dobbiamo domandarci: perché i nostri commenti, basati su fatti e comprovati dall’esperienza, non sono serviti a convincere?» ha continuato Lagarde. «Forse perché non ci esprimiamo in 140 caratteri? O perché troppo spesso continuiamo a usare un linguaggio tecnico? È importante interrogarci su questo deficit di comunicazione e risolverlo rapidamente».
La sedicesima edizione delle Rencontres économiques di Aix-en-Provence aveva come titolo: “In un mondo di turbolenze, cosa aspettarsi da un Paese?”. L’organizzatore Cercle des Economistes, presieduto da Jean-Hervé Lorenzi, ha pubblicato alla fine della tre giorni di incontri una dichiarazione con 12 proposte, tra cui un miglior coordinamento tra Stati e attori della società civile, l’avvio di un’Europa a due velocità con un nocciolo di paesi più integrati, la creazione di uno spazio culturale europeo comune, dando la priorità all’educazione e alla formazione. «Lo status quo non può essere la risposta alla Brexit» ha sottolineato anche Pierre Moscovici, presente a Aix. Moscovici ha anche ribadito la necessità di accelerare l’integrazione dell’eurozona, con la creazione di un ministro unico delle Finanze. Punto sul quale si è mostrato d’accordo il ministro francese dell’Economia, Emmanuel Macron. «Abbiamo tentennato per mesi a non concentrarsi sull’eurozona per non urtare britannici e polacchi» ha osservato Macron, anche lui invitato dal Cercle des Economistes. «Ora si vede come ci stanno ringraziando» ha aggiunto con ironia.

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