Giovanni e Giovanni Paolo, bontà, coraggio, forza

26.04.2014 21:41
Categoria: Articoli

Nel giorno in cui la Chiesa li proclama Santi, dedichiamo a Giovanni XXIII e a Giovanni Paolo II due ritratti tracciati per noi da Leonarda Tola che attinge anche a personali ricordi con emozione profonda e intensa

SAN GIOVANNI DEL CONCILIO. C’ERA LA LUNA

E’ stato il Papa della nostra giovinezza, mia e dei miei coetanei, non perché siamo stati giovani negli anni brevi del suo pontificato: dal 1958 al 1963 eravamo ancora in erba né potevamo comprendere la portata eccezionale di Giovanni XXIII, che aveva osato ciò che solo un Santo poteva osare convocando il Concilio Vaticano II. E’ stato il Papa di una giovinezza maturata dopo, che ha camminato sulle strade del post concilio, difficili per la Chiesa che si apriva al mondo.
Erano gli anni cruciali in cui l’attaccamento alla Chiesa Cattolica e l’appartenenza ad essa, fondata su radici profonde che non potevamo né volevamo sradicare, si sono dovute confrontare e scontrare, in uno scuotimento profondo della mente e del cuore, con il vento impetuoso della contestazione giovanile, con le visioni politiche che volevano modificare la società e in essa le istituzioni, scuola, famiglia, chiesa, per come fino ad allora le avevano vissute.
Il riferimento al Concilio per noi allora era la sponda a cui ci tenevamo stretti per non deragliare; Papa Giovanni, ispiratore e padre di quell’Evento ecclesiale, il più grande evento pacifico del Novecento, lo sentivamo, a ragione e forse con qualche ingenuità, come il santo protettore delle nostre impazienze rispetto ad un assetto istituzionale che, anche e soprattutto dentro la Chiesa, ci sembrava fossilizzato e lento, chiuso e restio a lasciar fiorire i semi gettati in quella primavera.
Papa Roncalli è stato la meteora del 1963, quando i professoroni del Liceo Azuni, uscendo dal sentiero battuto dello studio del latino e del greco, si avventuravano intelligentemente nell’attualità dando il seguente tema: “Giovanni XXIII, Kennedy, Kruscev: figure a confronto”. Era il via, l’insegnamento decisivo ad utilizzare la granitica e mai abbastanza lodata istruzione classica, sapendola collegare alla bruciante attualità, sollecitando la riflessione e inducendo alla partecipazione attiva. Che un Papa diventasse argomento per una scuola laica, associato alla storia che si viveva, dava la misura di un riconoscimento potente e per i giovani il sigillo di un’identità destinata a restare indelebile.
Ma Papa Giovanni non l’abbiamo solo citato pubblicamente, a prova e riprova della nostra fedeltà alla Chiesa, anche quando le scelte di parte sembravano, ai più occhiuti, collocarci fuori dal seminato. La certezza di stare sotto lo sguardo benevolo di un Santo l’ho sempre avuta, a casa; nei venticinque anni successivi a quel 1963, mia madre ha tenuto il ritratto del suo faccione bonario e paterno sulla testata del letto. Era il Papa Buono, già Santo e invocato, perché dal cielo guardasse alle nostre miserie e soccorresse quella famiglia. “Si direbbe che persino la luna…” echi della prima poesia della nostra vita. Come “un canto nella notte mi ritorna nel cuore”.

SAN GIOVANNI PAOLO II, LA VITTORIA DEL CORAGGIO

Giovanni Paolo II irrompe nel papato col passo del guerriero che agita la croce e le insegne della Chiesa universale come vessillo di vittoria certa sul mondo. La figura atletica ed elegante, la voce possente e la fluidità della parola, nelle tante lingue che conosceva e usava, ne fanno un condottiero che incita i suoi al coraggio. Incomincia con Lui nella Chiesa una comunicazione nuova che si fa presa diretta, esperta dei contenuti e dei mezzi tecnologici, intenzionalmente rivolta soprattutto ai giovani di tutti i paesi del mondo.
Sono state infatti le giornate della gioventù l’apoteosi del Papa polacco, celebrata alla presenza di coloro che sono stati i più convinti followers di Wojtyla, un Papa che aveva compreso quanto decisiva potesse essere la performance, la forma dell’approccio alla realtà giovanile, lo stile della vicinanza, che si propone di raggiungere e toccare la fantasia e il cuore delle folle e del singolo in esse.
Giovanni Paolo II è stato il Papa che ha fatto varcare alla Chiesa la soglia del Terzo Millennio; la consapevolezza della sfida posta dai tempi ne ha fatto un gigante della storia della Chiesa e del mondo, se è vero che non ci fu avvenimento di portata storica, dalla fine del socialismo reale alla mutazione che immette l’economia degli stati nella moderna globalizzazione, che non lo abbia visto interprete e protagonista. Princeps, primo in tutto. Tanto splendevano il suo carisma e le sacre insegne del suo divino vicariato che, talvolta, è sembrato perfino che l’inarrivabilità del modello potesse relegare nell’ombra quelli tra i cristiani, laici e clero, più sguarniti e dimessi, più disadorni e timidi.
Papa Wojtyla polacco ebbe però il tempo e il modo di mostrare di non voler brillare di luce propria; il segreto della sua forma smagliante, della robustezza e del tratto indomito stavano nella calma abituale e potentissima che veniva da una fede rocciosa e porosa, infiltrata di una misteriosa consuetudine con Dio nella preghiera. Quante ore al giorno pregava? “Tutto il giorno”, ha detto qualcuno che gli viveva accanto, perché la sua persona e le cose intorno, nel quotidiano e nel contingente, si aprivano costantemente al colloquio misterioso con il suo Signore e Padrone, il Todo Poderoso che ha servito fino a quella morte, mostrata al mondo intero, che lo ha reclamato Santo.

Leonarda Tola