Scuola, il Governo approva la riforma della secondaria superiore

(Anticipazione da Conquiste del Lavoro)

Via libera alla riforma della scuola secondaria superiore. Il Consiglio dei ministri ha deliberato i regolamenti di riordino dei licei, degli istituti tecnici e professionali, oltre a un provvedimento sull'insegnamento della religione cattolica nelle scuole dell'infanzia e del primo ciclo. Il provvedimento prevede un irrobustimento dell'insegnamento di matematica e scienze ma soprattutto una semplificazione degli indirizzi: i licei diventano 6 contro gli attuali 450;, gli istituti tecnici scendono da 10 (con 39 indirizzi) a 2 (11 indirizzi) mentre i professionali passano da 5 corsi (con 27 indirizzi) a 2 corsi (con 6 indirizzi). Tra le novità, che entreranno in vigore nell'anno 2010-11 relativamente alle prime classi, c'è la modifica del quadro orario da settimanale ad annuale, in linea con le indicazioni Ocse.
Tutti i licei prevedranno 27 ore settimanali nel primo biennio e 30 nel secondo biennio e nel quinto anno. La nuova organizzazione prevede una maggiore autonomia scolastica, con la possibilità per le istituzioni scolastiche di usufruire di una quota di flessibilità degli orari tra il 20 e il 30 per cento.
Ogni scuola può decidere di diversificare le proprie sezioni, di ridurre o aumentare gli orari delle discipline, attivando ulteriori insegnamenti.
Per il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, si tratta di una "riforma epocale che ha visto un lavoro intenso e l'applicazione di un metodo collegiale". Da viale Trastevere, a Roma, si sottolinea che quella approvata è una riforma senza un'impronta ideologica, non viziata da pregiudizi e non concepita per fare cassa". Diversa l'opinione del sindacato. "I regolamenti approvati contengono il dato positivo di un avvio limitato solo alle prime classi - dichiara Giorgio Santini, segretario confederale della Cisl - ma determinano un forte abbattimento dei quadri orari, decurtando quelle discipline che dovrebbero rafforzare l'identità degli studi tecnici e professionali, su cui invece il Governo afferma di voler puntare per sostenere l'occupabilità". Secondo la Cisl, vengono ulteriormente marginalizzate le risorse professionali della scuola, già mortificate dai gravi tagli agli organici degli scorsi anni. "Non può chiamarsi riforma quella che sceglie di restringere il suo progetto di futuro dentro i confini rigidi di una manovra finanziaria fatta solo di tagli". Il Paese rischia di perdere un'altra occasione per rispondere alle esigenze dell'istruzione secondaria e delle filiere tecnico-scientifiche e professionali funzionali alle prospettive di occupabilità dei giovani. Dal canto suo, il segretario generale della Cisl scuola, Francesco Scrima, fa appello alla compagine governativa perché si metta un freno a chi impone il diktat del contenimento della spesa a scapito della qualità di istruzione e formazione". Anche il sindacato di categoria apprezza l'avvio limitato alle classi prime ma critica "lo scardinamento dei quadri orario nelle classi successive che costringerà a forzature per ridisegnare i percorsi in atto, senza alcun rispetto per le scelte effettuate da studenti e famiglie". Quello che manca al provvedimento è "una base più ampia e solida di consenso". Il nodo centrale rimangono i tagli.