Successo della manifestazione. Gelmini apre al dialogo



Successo per la manifestazione della Cisl sulla scuola che si è svolta, sabato scorso, a Roma con migliaia di persone che sono arrivate da tutta Italia vestite con i colori verde bianco e rosso del sindacato. Confederazione e sindacato di categoria hanno unito le forze per cihedere al governo di cambiare la manovra e ridiscutere i tagli; per stabilizzare il lavoro con la copertura di tutti i posti vacanti e disponibili e per stanziare risorse adeguate a un "dignitoso" rinnovo contrattuale che valorizzi le professionalità del personale.
La manifestazione è riuscita a smuovere l'impasse del Governo sulle politiche scolastiche che, fino a questo momento, si sono rivelate solo penalizzanti. Basta pensare al livello dei tagli: i numeri sono impietosi.
A causa della manovra finanziaria, rispetto allo scorso anno, la scuola italiana ha 3.826 classi in meno.
E questo a fronte di 37.441 alunni in più. Senza dimenticare nel prossimo biennio, sempre in base al programma di governo contenuto nella manovra di fine 2008, si prevede un taglio di complessivo che arriverà ad oltre 130.000 posti. Misure insopportabili e gli effetti si misurano in ogni scuola pubblica statale del territorio nazionale.
La scuola è in ginocchio. Ecco perché, dal palco in piazza Bocca della Verità, sullo sfondo di bandiere, palloncini e "alunni-insegnanti" con tanto di fiocchi e grembiulini, Raffaele Bonanni e Francesco Scrima hanno chiesto al Governo un confronto urgente e "l'apertura di un tavolo per addolcire il piano". La Cisl non è un sindacato velleitario. Le sue rivendicazioni e proteste hanno diritto a risposte concrete e "non si riempie la bocca con richieste demagogiche". La scuola ha diritto a un maggiore rispetto. "Vogliamo rimediare ai troppi buchi provocati dai tagli troppo forti. - ha detto Bonanni - Mancano insegnanti e bidelli e la scuola è in ginocchio". Per questo motivo, la Cisl chiede "al ministro Brunetta di rispettare i lavoratori perché nella scuola ci sono tanti sgobboni che non è possibile mettere agli arresti domiciliari mentre, al ministro Gelmini, si chiede di non fare più il portavoce del ministro Tremonti". Con la manifestazione di sabato la Cisl è riuscita a porre all'attenzione del governo i problemi della scuola. Lo conferma il botta e risposta tra il ministro Gelmini e la Confederazione che è seguito all'iniziativa della Capitale. La responsabile della scuola ha chiesto, ai sindacati più moderati, "un grande sforzo di modernizzazione per il bene della scuola e del paese". Il ministro si è detta disponibile a un confronto in tempi brevi anche sul contratto: "La scuola, vista solo come un ammortizzatore sociale, un luogo in cui l'unico obiettivo per i sindacati è la quantità e non la qualità, non può guardare al futuro e vincere le sfide con gli altri paesi europei". Per Gelmini, "una scuola che spende il 97% del bilancio in stipendi rinuncia alla qualità, al merito, alla formazione e al miglioramento dell'edilizia scolastica. Per noi invece i temi centrali sono il reclutamento, la valutazione, la carriera degli insegnanti, la qualità dell'istruzione offerta ai ragazzi e, con il 30% dei risparmi in finanziaria, pagare di più i professori più bravi. Su questi temi siamo disponibili ad un confronto anche la settimana prossima e più in generale il governo è anche sensibile al tema del rinnovo contrattuale". La Cisl è d'accordo sul confronto ma ha risposto che, "per modernizzare la scuola bisogna metterla innanzitutto in condizione di operare, e di operare bene". Il segretario generale della Cisl scuola, Francesco Scrima, chiede che sia avviato "un confronto vero, non solo sul contratto ma anche sulle altre due emergenze denunciate oggi dalla Cisl, i tagli agli organici, da riconsiderare, e la stabilità del lavoro per i precari". La Cisl prende atto della disponibilità dichiarata dal ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, ad un confronto vero, non solo sul contratto. Ora si attende la conferma dell'apertura del tavolo al ministero e reazioni a via Venti Settembre quartiere generale del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, che finora ha dettato legge sul futuro della scuola.