CISL - FEDERAZIONE SCUOLA UNIVERSITÀ RICERCA
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Genova ferita

Un anno fa la tragedia del ponte Morandi.
Memoria e solidarietà della CISL Scuola

I volti di una comunità ferita da un tragico evento, impegnata a riconquistare e ricostruire la sua normalità. Storie di legami che nascono e si rafforzano nelle comuni difficoltà, la solidarietà come valore e come risorsa. A un anno dal tragico evento, riproponiamo in segno di ricordo e di rinnovato impegno solidale il film di Giovanni Panozzo realizzato un anno fa come omaggio della CISL Scuola alla città di Genova.

 

Il mio cuore accanto ai genovesi

Lettera di Papa Francesco

Cari fratelli e sorelle, cari amici.
È passato quasi un anno dal crollo del Ponte Morandi che ha provocato la morte di 43 persone. Famiglie che partivano o tornavano dalle vacanze, uomini e donne che stavano viaggiando per lavoro.
È stata una ferita inferta al cuore della vostra città, una tragedia per chi ha perso i propri congiunti, un dramma per i feriti, un evento comunque sconvolgente per chi è stato costretto a lasciare le proprie case vivendo da sfollato.
Voglio dirvi che non vi ho dimenticato, che ho pregato e prego per le vittime, per i loro familiari, per i feriti, per gli sfollati, per voi tutti, per Genova. Di fronte a eventi di questo genere, il dolore per le perdite subite è lancinante e non facile da lenire, come pure è comprensibile il sentimento di non rassegnazione di fronte a un disastro che poteva essere evitato.
Io non ho risposte preconfezionate da darvi, perché di fronte a certe situazioni le nostre povere parole umane risultano inadeguate. Non ho risposte, perché dopo queste tragedie c’è da piangere, rimanere in silenzio, interrogarci sulla ragione della fragilità di ciò che costruiamo, e c’è soprattutto da pregare. Ho però un messaggio che sgorga dal mio cuore di padre e di fratello, e che vorrei trasmettervi. Non lasciate che le vicende della vita spezzino i legami che tessono la vostra comunità, cancellino la memoria di ciò che ha reso così importante e significativa la sua storia. Io sempre quando penso a Genova penso al porto. Penso al luogo da dove partì mio padre. Penso alla quotidiana fatica, alla caparbia volontà e alle speranze dei genovesi.
Oggi voglio dirvi una cosa innanzitutto: sappiate che non siete soli. Sappiate che non siete mai soli. Sappiate che Dio nostro Padre ha risposto al nostro grido e alla nostra domanda non con parole, ma con una presenza che ci accompagna, quella di Suo Figlio. Gesù è passato prima di noi attraverso la sofferenza e la morte. Lui ha preso su di sé tutte le nostre sofferenze. È stato disprezzato, umiliato, percosso, inchiodato sulla croce e barbaramente ucciso. La risposta di Dio al nostro dolore è stata una vicinanza, una presenza che ci accompagna, che non ci lascia soli. Gesù si è fatto uguale a noi e per questo noi lo abbiamo accanto, a piangere con noi nei momenti più difficili delle nostre vite. Guardiamo a Lui, affidiamo a Lui le nostre domande, il nostro dolore, la nostra rabbia.
Ma vorrei anche dirvi che Gesù sulla croce non era solo. Sotto quel patibolo c’era sua madre, Maria. Stabat Mater, Maria stava sotto la croce, a condividere la sofferenza del Figlio. Non siamo soli, abbiamo una Madre che dal Cielo ci guarda con amore e ci sta vicino. Aggrappiamoci a Lei e diciamole: “Mamma!”, come fa un bambino quando ha paura e desidera essere confortato e rassicurato. Come fu rassicurato l’umile contadino Benedetto Pareto, nel 1490, sul Monte Figogna, quando vide una Signora dal viso bellissimo e dolcissimo, che si presentò a lui come la Madre di Gesù chiedendo la costruzione di una cappella. Alzate lo sguardo verso la Madonna della Guardia e confidate nel suo aiuto di Madre.
Siamo uomini e donne pieni di difetti e debolezze, ma abbiamo un Padre Misericordioso a cui rivolgerci, un Figlio Crocifisso e risorto che cammina con noi, lo Spirito Santo che ci assiste e ci accompagna. Abbiamo una Madre in Cielo che continua a stendere il suo manto su di noi senza mai abbandonarci.
Vorrei dirvi anche che non siete soli perché la comunità cristiana, la Chiesa di Genova, è con voi e condivide le vostre sofferenze e le vostre difficoltà. Quanto più siamo coscienti della nostra debolezza, della precarietà della nostra condizione umana, tanto più riscopriamo la bellezza delle relazioni umane, dei legami che ci uniscono, come famiglie, comunità, società civile. So che voi genovesi siete capaci di grandi gesti di solidarietà, so che vi rimboccate le maniche, che non vi arrendete, che sapete stare al fianco di chi ha più bisogno. So che anche dopo una grande tragedia che ha ferito le vostre famiglie e la vostra città, avete saputo reagire, rialzarvi, guardare avanti. Non perdete la speranza, non lasciatevela rubare! Continuate a stare al fianco di coloro che sono stati più colpiti. Prego per voi e voi, per favore, non dimenticatevi di pregare per me.

(Testo scritto per «Il Secolo XIX» - 13 agosto 2019)

Genova si è rialzata, ora non lasciamola sola

di Annamaria Furlan

A un anno dal crollo del ponte Morandi un articolo della segretaria generale della CISL, Annamaria Furlan, genovese, pubblicato sulle pagine de Il Secolo XIX. «La ricostruzione del Ponte Morandi entro marzo 2020 - scrive Annamaria Furlan - è l'impegno che deve essere rispettato dalle istituzioni, dalle aziende, da quanti sono impegnati a vari livelli nella realizzazione della nuova opera progettata da Renzo Piano. La crisi di Governo non deve assolutamente ritardare la tabella di marcia dei lavori. La tragedia di Genova di un anno fa è storia di morte e, insieme, storia di speranza di un'intera comunità. Il progetto avveniristico di Renzo Piano, quel nastro illuminato da 43 vele di luce in memoria delle 43 vittime del crollo del Ponte Morandi, puo' segnare davvero un momento di 'resurrezione', un nuovo inizio per Genova e per tutta la Liguria».
«Oggi piu' che mai -
aggiunge la segretaria generale della CISL - è necessario che tutti dimostrino concretamente il massimo senso di responsabilità ed unità di intenti».
«La lezione di Genova deve essere funzionale ad un solo obiettivo: evitare altre tragedie, uscire finalmente dalla paralisi per dotare l' Italia di una rete di infrastrutture moderne, sicure e funzionali allo sviluppo e all'occupazione
».

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Il crollo del ponte Morandi e quella lezione per l'Italia

Lettera del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Il Secolo XIX
14 agosto 2019

Caro senatore Piano, caro direttore Ubaldeschi, vi ringrazio per l’invito a scrivere, sul quotidiano dei genovesi, un breve saluto nel giorno della commemorazione delle quarantatré vittime del crollo del Ponte Morandi, che tanti lutti, tante sofferenze e tante difficoltà ha creato alla operosa città di Genova e ai suoi abitanti.
Ci separa da quel tragico avvenimento un anno che non è trascorso invano. Un progetto di nuovo ponte, lineare, solido e bellissimo, è pronto e già sono stati avviati lavori per la sua costruzione. Il nuovo ponte sarà in grado di ricucire, anzi, per usare un termine caro a Piano, di “rammendare” la ferita inferta dal crollo, riconnettendo una città spezzata, non solo materialmente, in due.
Rammendare non significa cancellare. Il nuovo ponte ricorderà per sempre quelle vittime innocenti, sepolte dalle macerie di una tragedia, causata dall’uomo, che si poteva e doveva evitare. Nulla può estinguere il dolore di chi ha perso un familiare o un amico a causa dell’incuria, dell’omesso controllo, della colpevole superficialità, della brama di profitto.
Di quei convulsi e angoscianti giorni dell’agosto del 2018 ricordo lo strazio composto dei familiari, una città attonita, smarrita ma non sconfitta, lo straordinario e generoso sforzo dei soccorritori, il grande fiume della solidarietà che si mise immediatamente in moto, dall’Italia e dall’estero.
Ci furono, è vero, anche polemiche, in parte giustificate dalla gravità dell’accaduto; altre, evitabili, dettate da un desiderio di strumentalizzazione. Ma non offuscarono l’immagine reale di un Paese unito e solidale di fronte al grido di giustizia, verità e riscatto dei genovesi. Fu ben chiaro, in quei frangenti difficili, che la tragedia di Genova era la tragedia dell’Italia intera e che tutta l’Italia si stringeva, in un abbraccio ideale, attorno a Genova e ai genovesi.
Tornare a Genova, il 14 agosto di quest’anno, vuol dire innanzitutto, per me, fare memoria, dolorosa e composta, delle quarantatré persone che rimasero uccise dal crollo del Ponte Morandi e per ribadire la vicinanza e la solidarietà della Repubblica italiana alle loro famiglie. Ognuna di esse aveva una sua storia, una sua provenienza geografica, un universo di relazioni e di affetti, un volto, un nome. Nel loro nome dobbiamo pretendere che la giustizia vada fino in fondo, senza remore, svelando responsabilità e sanzionando colpevoli. Nel loro nome, dobbiamo lavorare per mettere a nudo fragilità, pecche e rischi del nostro sistema infrastrutturale e per modernizzare il meccanismo dei controlli, rendendolo sempre più efficace. Perché tragedie come quella del ponte Morandi non debbono ripetersi mai più.
La presenza, oggi, delle più alte istituzioni a Genova ha il significato di testimoniare unanime sostegno, non solo a parole, a una città e alla tenacia e al coraggio dei suoi abitanti, che hanno diritto alla rinascita economica e sociale attraverso lo sviluppo di una rete di infrastrutture e servizi capace di accompagnarne ed esaltarne lo spirito imprenditoriale. E di ricordare che tra le più grandi risorse del nostro Paese, quelle che lo hanno fatto grande e apprezzato nel mondo, ci sono la generosità e la solidarietà dei suoi abitanti. Virtù civiche, iniziativa, inventiva, a Genova non mancano, ma esse vanno sostenute con decisione a tutti i livelli: comunale, regionale e nazionale. Anche a Genova, così come in ogni parte del territorio colpito da calamità o da incidenti, si gioca il prestigio della Repubblica e la sua capacità di essere realmente una comunità nazionale.

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Guardiamo il mare, in silenzio

di Renzo Piano

Nel giorno in cui ricorre il primo anniversario del crollo del ponte Morandi, la testata genovese Il Secolo XIX affida la direzione del giornale all'architetto e senatore a vita Renzo Piano, che dedica alla ricorrenza un editoriale denso di conoscenza profonda e di profondo amore per la sua città. Conoscenza e amore che lo hanno spinto a rendersi da subito protagonista di un impegno di ricostruzione a cui tutta la comunità genovese sta partecipando, considerandolo il modo più giusto anche per onorare la memoria di quanti hanno perso la vita in quel tragico evento.

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