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marzo 2019

In questa pagina:
l'immagine del mese; la parola del mese (Devianza positiva); invito alla lettura; suggestioni a proposito dell'illustrazione del mese; note musicali; "La scuola c'è. La scuola è", il film di marzo del calendario CISL Scuola; un brano di prosa e una filastrocca; giornate e ricorrenze particolari (anche per la didattica)
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L'ILLUSTRAZIONE

Viene Primavera con i simboli

tradizionali del rinascere

e dell’incanto che questo tempo

porta: la sorpresa, la necessità,

il coraggio, la bellezza racconta

dal migrare delle rondini,

la sorpresa, la delicatezza e la forza

nel fiorire della mimosa.

 

Eva Kaiser

Il settimo mese

di Leonarda Tola

I miti dell'equinozio di primavera

Marzo, primo mese nel calendario romano, con l’equinozio di primavera segnava il passaggio dal vecchio al nuovo anno. Tempo di sole e vento, “pioggerellina” e brezza leggera, scosso dall’impazienza del cambiamento che coincide con la fine del Carnevale celebrata in molte parti con il rito del taglio dell’albero. Nelle valli del Trentino un gigantesco pino, addobbato per essere innalzato, viene bruciato in un falò di scintille che tornano a terra, o risalgono, preannunciando il cattivo o il buon raccolto. Altrove si bruciano fantocci di diverse fogge e nomi che impersonano il licenzioso Carnevale che se ne va con le sue ebbrezze cedendo il passo alle penitenze della quaresima purificatrice.

Anche a San Giuseppe, il 19 marzo, si accendono fuochi con vecchi mobili, ovvero si brucia l’anno passato con i peccati, le disgrazie, i dolori”, scrive Alfredo Cattabiani nel suo libro Calendario che ha ispirato queste note. Intorno al tempo equinoziale si addensano i miti che mettono al centro la fecondazione per il risveglio della natura nuova; su tutti il mito di Attis che, reso folle da Cibele innamorata, si evira e muore spargendo il suo sangue che diventa linfa per la fioritura di primavera.

Quelli della seconda metà di marzo erano i giorni dei Tristia quando si celebrava la morte nel sangue di Attis portando un pino al tempio di Cibele: infiorato di viole e mammole è ancora l’albero a rappresentare il vigore della natura che dà frutti. Nel giorno (24 marzo) detto Sanguem, i sacerdoti si flagellavano con fruste la schiena e si scorticavano con lame fino al versamento del sangue in memoria del sacrificio di Attis. Usanze simili ancora sopravvivono nelle processioni della settimana santa nel Meridione d’Italia.

Dopo l’afflizione, i giorni degli Hilaria quando l’eroe, il 25 del mese, risuscitava tornando nel grembo della Grande Madre. Il 25 marzo del calendario liturgico cade anche la festa dell’Annunciazione del Signore: Euaggelismòs, l’annuncio dell’incarnazione a nove mesi dal Natale, collocata nel periodo equinoziale in cui si credeva fosse avvenuta la creazione del mondo. È sul tracciato di tradizioni, cerimonie e credenze che trovano luce i riti della Pasqua cristiana e l’alba della Resurrezione.

Proverbi

Marzo pazzerello guarda il sole e prendi l’ombrello.

Di marzo, ogni villan va scalzo.

Marzo ha comprata la pelliccia a sua madre, e tre giorni dopo l'ha venduta.

Marzo ventoso, frutteto maestoso.

La luna marzolina fa nascer l’insalatina.

Pace tra suocera e nuora dura quanto la neve marzola.

Marzo non ha un dì come l'altro.

Neve marzolina dura dalla sera alla mattina.

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LA PAROLA DEL MESE

DEVIANZA POSITIVA

di Valerio Merlo

La devianza sociale positiva è un fenomeno troppo spesso ignorato dai sociologi e trascurato dai mass media. Solitamente, la devianza sociale viene identificata con i comportamenti che violano le regole sociali e che perciò sono sanzionati dalla società. Ma esiste anche un'altra faccia della devianza sociale, quella positiva, la quale consiste nei comportamenti che si discostano dal comportamento considerato normale perché virtuosi.

La devianza positiva può essere definita muovendo dalla distinzione tra modelli di condotta reali e modelli di condotta ideali. I primi sono obbligatori, conformarsi ad essi costituisce il comportamento normale, discostarsi da essi costituisce la devianza negativa. I modelli di condotta ideali sono invece facoltativi, essi rispecchiano i valori in cui la società crede pur non avendo la forza di imporli come obbligatori; conformarsi ad essi costituisce un comportamento virtuoso, una manifestazione di devianza positiva. Ad esempio: non esistendo di fatto l'obbligo di restituire un portafoglio trovato per strada, chi lo fa si comporta in modo virtuoso, il suo gesto rientra nella devianza positiva.

Definita come la conformità ai modelli di condotta ideali, la devianza sociale si presenta come un fenomeno sociale che può essere suddiviso in due grandi aree. C'è innanzitutto la devianza etica, quella degli uomini straordinari, i grandi geni creativi, gli eroi dell'altruismo, ecc. Poiché il loro comportamento è ispirato ai superiori valori morali e quindi si colloca eticamente al di sopra del comportamento ordinario, la società solitamente riconosce in essi dei devianti positivi. Nel prestigio di cui essi quasi sempre godono si manifesta la gratitudine della società per la loro condotta virtuosa. Ma esiste anche la devianza positiva della gente comune, meno visibile e spesso non riconosciuta dalla società.

La devianza positiva della gente comune è spesso una conseguenza del lassismo sociale. In una società contrassegnata da un alto grado di lassismo sociale, il rispetto delle leggi non è un comportamento doveroso, ma virtuoso, una manifestazione di devianza positiva.

Non vi è dubbio che quella italiana è una società di questo tipo. Nel nostro Paese si impara già in età scolare che non è conveniente e neppure indispensabile rispettare le regole. Come ha dimostrato Marcello Dei con la sua ricerca, il copiare a scuola è una pratica non solo assai diffusa, ma anche tollerata e perfino giustificata dagli insegnanti. Poiché, a causa del lassismo pedagogico vigente nel sistema scolastico, il non copiare è diventato un modello di condotta ideale e non reale, gli studenti che non copiano sono devianti positivi.

Ma se la società italiana riesce a sopravvivere e a funzionare, il merito è dei tanti italiani devianti positivi, cittadini virtuosi, che, conformandosi ai modelli di condotta ideali, rispettano le leggi e compiono il proprio dovere, pur vivendo in un ambiente culturale e sociale altamente lassista.

La devianza sociale positiva è anche in buona parte un fenomeno legato alla “guerra dei valori” che si svolge in seno alle nostre società. Nelle odierne società democratiche e pluraliste, contrassegnate d grandi differenze e forti contrasti culturali, è venuta meno l'unanimità intorni ai valori tradizionali che costituiscono l'eredità morale comune. Questi ultimi, contestati e ripudiati dalle élite che detengono il potere culturale e che usano spregiudicatamente i mass-media per diffondere la loro filosofia di vita, non sono più in grado di originare modelli di condotta reali, ma solo modelli di condotta ideali, facoltativi. Conformarsi ad essi richiede la capacità e a volte anche il coraggio di opporsi al clima culturale dominante. Ma sia pure sotto forma di modelli ideali e non reali, i valori tradizionali continuano ancora oggi ad ispirare il comportamento della maggioranza delle persone. E infatti la devianza sociale positiva si manifesta soprattutto nell'anticonformismo morale della gente comune, la quale, indifferente nei confronti delle nuove mode culturali e indipendente dal pensiero mainstream, continua ad ispirarsi ai valori che costituiscono il patrimonio morale ereditato dal passato.

Se si esaminano gli odierni comportamenti sessuali, matrimoniali, familiari si scopre che la devianza positiva coincide in buona parte con i comportamenti che ieri erano considerati normali e che oggi sono diventati virtuosi. Questo perché molti modelli di comportamento si sono degradati: da modelli reali, obbligatori, sono diventati modelli ideali, facoltativi. Fino a poco tempo fa, il matrimonio riproduttivo era l'unico modello socialmente ammesso di transizione dalla giovinezza all'età adulta. Il giovane che, raggiunta l'età adulta, tardava o rinunciava a sposarsi, era sanzionato pesantemente dalla società. Oggi il giovane ha davanti a sé molteplici opzioni, tutte socialmente approvate: sposarsi, convivere, fare vita da single, prolungare la propria permanenza in seno alla famiglia di origine, ecc. Ma, se è vero che il modello della famiglia tradizionale fondata sul matrimonio non ha più la forza che aveva in passato – non è più un modello reale –, essa rimane comunque un modello ideale al quale si conforma ancora oggi la maggioranza dei giovani. I quali, quando – senza troppa fretta e dopo un periodo più o meno lungo di convivenza – decidono di sposarsi, preferiscono la cerimonia religiosa a quella civile. E infatti, il tanto declamato sorpasso del rito civile su quello religioso è dovuto al peso crescente delle nozze tra e con stranieri, delle seconde nozze di divorziati e dei matrimoni tardivi, che vengono quasi sempre celebrati in municipio e non in chiesa. La maggioranza dei matrimoni di sposi entrambi italiani e soprattutto di sposi giovani sono celebrati di fronte ad un sacerdote. E si capisce quindi perché papa Francesco ha invitato i parroci a non condannare i giovani che convivono ma di restare loro vicini: prima o poi verranno a chiedervi di sposarli.

Negli anni Sessanta il sociologo americano di origini russe, Pitirim A. Sorokin, scrisse un libro “contro le mode e le manie” delle scienze sociali novecentesche. Una delle manie denunciate da Sorokin è il “negativismo metodologico”, cioè la scelta di occuparsi esclusivamente dei fenomeni sociali negativi, patologici, ignorando del tutto quelli positivi e virtuosi. Egli invitava i sociologi ad occuparsi, oltre che dell'uomo criminale ovvero dell'uomo medio, anche dell'uomo virtuoso. Le previsioni dei sociologi circa il futuro della società sarebbero meno “apocalittiche” (come direbbe R. Boudon), se si prendessero nella dovuta considerazione i comportamenti virtuosi dei tanti anticonformisti morali – più o meno consapevoli – che si incontrano nella vita tutti i giorni tra la gente comune.

In effetti, ad una lettura non negativista delle statistiche matrimoniali e familiari si scopre che molti luoghi comuni intorno alla crisi dell'istituzione familiare non sono giustificati.

Le statistiche segnalano che la libera unione non sta diventando una alternativa all'unione coniugale, la sua crescita essendo dovuta principalmente alla diffusione delle convivenze prematrimoniali (giovanili e non).

La vita di coppia non ha perso la propria attrattiva e la società dei single pronosticata dai sociologi non è dietro l'angolo; dietro l'angolo la maggior parte delle persone trova ancora oggi l'anima gemella.

Più che ad un aumento delle nascite fuori del matrimonio, si assiste ad un aumento delle nascite prima del matrimonio. L'unione coniugale rimane l'ambiente privilegiato dove allevare ed educare i figli.

L'instabilità coniugale è in aumento, ma il tasso di sopravvivenza di matrimoni, a 25-30 anni dalle nozze, non è ancora sceso al di sotto dell'80%. Se è vero che, più recente è il matrimonio maggiore è la propensione a separarsi/divorziare, ciò vale solo per i matrimoni civili e non per quelli religiosi. Il tasso di sopravvivenza di questi ultimi rimane costante nel tempo.

L'allungamento della vita sta provocando, con o senza la complicità del viagra, un aumento dei divorzi di coppie anziane, ma la conseguenza principale è l'aumento del numero delle coppie longeve che raggiungono il traguardo di 50 e anche 70 anni di vita coniugale. Si può calcolare che, per effetto dell'aumento della anzianità coniugale, nella storia umana non c'è mai stata tanta vita di coppia come in questi ultimi tempi.

Anche il pessimismo di molte analisi sociologiche e giornalistiche della condizione giovanile odierna è spesso il risultato di uno sguardo negativista, che non riconosce la presenza in seno al mondo giovanile di tanti devianti positivi: giovani che si sottraggono alla tirannia delle mode giovanili, che non si fanno incantare dal giovanilismo degli adulti, accettano il rischio di essere diversi da molti loro coetanei. I dati statistici smentiscono l'allarmismo di certe inchieste riguardo alla precocità sessuale degli adolescenti e, in primo luogo, delle ragazze. Se si è abbassata la soglia della precocità – a causa di fattori biologici e sociali –, la percentuale delle ragazze sessualmente precoci non pare aumentata nel tempo.

Viviamo in una società che tende a normalizzare la trasgressione giovanile, derubricandola a pseudo-devianza, anche al fine di poterla sfruttare commercialmente. Ma, se quella negativa è spesso falsa devianza, quando è positiva la devianza giovanile è sempre vera. “Il genio – ha scritto Giovanni Papini – è la fedeltà agli ideali della giovinezza”. Veri devianti positivi sono i giovani che non temono i sacrifici che una tale fedeltà comporta. Come dimostrano le biografie di molti uomini di successo, importante è scoprire per tempo la propria vocazione (magari fin dall'infanzia o dall'adolescenza), ma altrettanto importante è avere la volontà e la costanza di assecondarla anche al prezzo di rinunce e sofferenze.

Infine, la devianza sociale positiva si presenta anche come una reazione all'impoverimento morale di molti ruoli sociali. Le prescrizioni e le aspettative di ruolo sono di due tipi: tecnico-professionali e morali. Le prime sono sempre vincolanti. Le prescrizioni morali possono essere sia vincolanti sia facoltative. In passato, molti ruoli sociali contemplavano parecchie prescrizioni morali obbligatorie. Nel passaggio dalla società tradizionale alla società moderna, molte prescrizioni di ruolo morali sono scomparse per lasciare spazio unicamente a quelle tecnico-professionali.

Un tempo, a molte posizioni sociali elevate (medico, insegnante, sacerdote, ecc.) erano associate prescrizioni di ruolo morali che spingevano le persone a vivere la propria professione non come una semplice attività impiegatizia-burocratica ma come una missione che contemplava atti di generosità e altruismo. Oggi questo altruismo personale è stato sostituito dall'altruismo involontario e impersonale, delle politiche sociali messe in atto dal sistema del Welfare State.

Nell'epoca del buro-professionismo e della beneficenza istituzionale-burocratica la devianza sociale positiva si manifesta nei comportamenti volti a riscoprire la natura vocazionale propria di certe professioni e a riportare l'altruismo personale volontario dentro lo Stato sociale. Ciò nella convinzione che certe istituzioni, da quelle sanitarie-assistenziali a quelle scolastiche, funzionerebbero meglio se potessero ancora contare su quegli eroi dell'altruismo che in passato furono certe figure professionali, a cominciare proprio dai medici e dagli insegnanti. È soprattutto attraverso la pratica del volontariato che l'altruismo personale ritrova il suo spazio nella nostra società. Grazie ai devianti positivi che compongono il generoso mondo del volontariato – le statistiche ci dicono che esso è composto in buona parte da pensionati –, l'antica figura del benefattore, che la società moderna avrebbe voluto ripudiare, si riaffaccia sotto una nuova veste, contribuendo a rimediare alle carenze dello Stato sociale.

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INVITO ALLA LETTURA

a cura di Mario Bertin

La vita che guadagna punti sulla morte

(27 marzo) Timidissimo sole. A poco a poco anche il mio cuore si disgela, e io lo guardo teneramente sciogliersi.
Un tempo non amavo la dolcezza, forse perché non abbiam predicato che dolcezza, pazienza, umiltà, sottomissione, trascurando le virtù forti: responsabilità, coraggio, intraprendenza. Mi lamentavo che la nostra ascesi non fosse abbastanza maschia e volitiva, contestavo la preferenza data alle “virtù da donna”, dicevo, con una punta di disprezzo. Poi ho incontrato te, e la donna, col suo universo, mi ha impregnato. Ora comprendo che avevano ragione quei maestri che c’insegnavano a piegarci. Non certo per servilismo ma per docilità sommessa e dolce. Ora comprendo che le “virtù da donna” sono tanto più forti del vigore che amavamo a vent’anni. Sono una forza più segreta, sono un coraggio più profondo. E oggi vorrei essere soprattutto umile e dolce, senza pretese né diritti, pieno di gratitudine per tutti; come il mio vagabondo che domandava scusa di morire.

(28 marzo) Eppure non posso nascondermi il perfido uso strumentale che han fatto di quelle altissime virtù, spesso predicate in funzione del potere. Perché un suddito mite e remissivo si governa meglio, si opprime più facilmente. Ma se egli se n’avvede, la sua remissione non è più una virtù ma un servilismo e un calcolo. Penso però a tanta umile gente che non ha avuto sospetti ed è rimasta vittima innocente della rapina calcolata di libertà, di responsabilità, di dignità umana.

(30 marzo) A Roma certo è scoppiata primavera. Qui avanza lenta tra le nubi; però anche qui guadagna minuti sulla notte. È un’erosione luminosa che fa franare l’inverno. E mi sembra che sia quasi la vita che guadagna dei punti sulla morte.

Adriana Zarri, Dodici lune, Castelvecchi, Roma 2015, pp. 99-100

Adriana Zarri (1919-2010). Teologa, giornalista e scrittrice, negli anni giovanili è stata dirigente dell’Azione Cattolica. Dal 1952 inizia una intensa attività pubblicistica, collaborando con testate di diverso orientamento, da “L’Osservatore Romano” a “Il manifesto”, dedicandosi al recupero del messaggio evangelico rispetto ai mutamenti della società.
In Dodicesima notte, da cui è tratto il brano qui proposto, il protagonista è un alter ego dell’autrice. Ritiratosi, come fece lei nell’ultimo periodo della sua vita, ad un tipo di vita quasi eremitica, dopo la morte della moglie, scrive un diario al ritmo delle stagioni e delle fasi lunari. È l’inquieta riflessione di un uomo che ripercorre la propria esistenza, interrogandosi sui grandi temi della vita (l’amore, la salvezza, la libertà…) in cui l’autrice traccia una intensa avventura dello spirito che rifiuta ogni facile consolazione nel nome di un’insopprimibile, intransigente ricerca della verità.

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SUGGESTIONI A PROPOSITO DELL'ILLUSTRAZIONE DEL MESE

La rondine e gli uccelli

Favola XXXVIII di Esopo

Ἄρτι τοῦ ἰξοῦ φυομένου ἡ χελιδὼν αἰσθομένη τὸν ἐνιστάμενον τοῖς πτηνοῖς κίνδυνον συναθροίσασα πάντα τὰ ὄρνεα συνεβούλευεν αὐτοῖς μάλιστα μὲν τὰς ἰξοφόρους δρῦς ἐκκόψαι, εἰ δ' ἄρα τοῦτο αὐτοῖς ἀδύνατον, ἐπὶ τοὺς ἀνθρώπους καταφυγεῖν καὶ τούτους ἱκετεῦσαι, ὅπως μὴ χρησάμενοι τῇ τοῦ ἰξοῦ ἐνεργείᾳ συλλαμβάνωσιν αὐτά. τῶν δὲ γελασάντων αὐτὴν ὡς ματαιολογοῦσαν αὕτη παραγενομένη ἱκέτις τῶν ἀνθρώπων ἐγένετο. οἱ δὲ ἀποδεξάμενοι αὐτὴν ἐπὶ τῇ συνέσει καὶ σύνοικον αὐτοῖς προσελάβοντο. οὕτω συνέβη τὰ μὲν λοιπὰ ὄρνεα ἀγρευόμενα ὑπὸ τῶν ἀνθρώπων κατεσθίεσθαι, μόνην δὲ τὴν χελιδόνα ὡς πρόσφυγα καὶ ἐν ταῖς αὐτῶν οἰκίαις ἀδεῶς νεοττοποιεῖσθαι.

ὁ λόγος δηλοῖ, ὅτι οἱ τὰ μέλλοντα προορώμενοι εἰκότως τοὺς κινδύνους διακρούονται.

La rondine, quando il vischio era appena spuntato, avvertendo il pericolo che minacciava gli uccelli, li radunò tutti, consigliandoli di tagliare subito il vischio dalle querce che lo producevano; se poi questo fosse per loro impossibile, di far ricorso agli uomini e pregarli di non utilizzare la pania del vischio per catturarli. Gli uccelli la derisero come se vaneggiasse; allora da sola si recò dagli uomini a supplicarli. E quelli, dopo avendola apprezzata per la sua sagacia, la presero anche ad abitare con loro. Accadde così che gli altri uccelli, una volta catturati, fossero mangiati a tavola dagli uomini e che solo la rondine, come loro protetta, potesse nidificare nelle loro abitazioni.

La favola insegna che coloro che sono previdenti, naturalmente evitano i pericoli.

Mimosa, fiore simbolico

Il nome mimosa deriva dal latino mimus, “mimo, attore”, per i movimenti con cui le foglie reagiscono quando sono toccate.

In Italia associamo la mimosa (Acacia dealbata) all’8 marzo, giornata internazionale della donna, tradizione introdotta nel 1946 da tre parlamentari appartenenti all’Unione Donne Italiane che avevano privilegiato un fiore poco costoso che si trovasse facilmente in questo periodo dell’anno.

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NOTE MUSICALI

a cura di Francesco Ottonello

Ludwig van Beethoven (1770-1827): Sonata in Fa magg. Op. 24, Primavera

Al primo ventennio del 1800 si può circoscrivere il periodo durante il quale Beethoven si dedicò alla composizione di opere per violino e pianoforte e in coincidenza di questo lasso temporale si ebbe un forte e significativo incremento delle risorse espressive del violino. Questo potenziamento - e ampliamento - delle possibilità tecnico-espressive del violino si deve essenzialmente alle modifiche strutturali e organologiche cui fu sottoposto, in primo luogo un ingrandimento delle sue dimensioni e un aumento della tensione delle corde. Queste prerogative offrirono ai compositori la possibilità di meglio esplorare le risorse dello strumento e Beethoven fu uno che fra i primi vi si cimentò. Ne è testimonianza il ricco apparato di segni agogici e dinamici previsti, per esempio, nella famosa Sonata a Kreutzer e soprattutto la tecnica di scrittura per lo strumento ad arco che viene spinto a svolgere un ruolo di sempre maggior autonomia rispetto alla parte pianistica, assumendo di fatto un ruolo alternativo e indipendente.
È anche grazie a queste arricchite possibilità tecniche che Beethoven enfatizza la natura del proprio linguaggio delle sonate per violino e pianoforte, nelle quali i due strumenti entrano fra loro in competizione se non addirittura in antagonismo. Questo spirito rivaleggiante non manca di presenziare anche nella sonata cosiddetta Primavera, il cui titolo e le cui tinte soavi e idilliache non impediscono la competizione fra i due strumenti.
La Sonata in Fa magg. Op. 24, detta appunto Primavera, è opera di squisita bellezza e la denominazione deve probabilmente collegarsi allo spirito del tema iniziale, così dolce e luminoso soprattutto alternativo allo spirito cupo della Sonata a Kreutzer, con la quale la Primavera è spesso associata proprio a causa della loro natura contrastante.
La Primavera si compone insolitamente di quattro movimenti, il cui numero è determinato dall’inserimento del breve Scherzo. I movimenti sono:
I - Allegro
II - Adagio molto espressivo
III - Scherzo: Allegro molto
IV - Rondo: Allegro ma non troppo

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LA SCUOLA C'È. LA SCUOLA È...

I volti e i luoghi delle scuole italiane animano il calendario che la CISL Scuola ha prodotto per il 2019. Per ognuno dei dodici mesi dell'anno, un breve film racconta la presenza della scuola in ogni angolo del Paese; ambienti, età, situazioni diverse compongono un caleidoscopio vivente nel quale si moltiplicano immagini che ci restituiscono la varietà e la bellezza di ciò che la scuola riesce ad essere, ogni giorno, per tutti e dovunque.
Per ogni mese del calendario uno specifico "codice a barre" del tipo QR code dà accesso, per chi lo inquadra col suo smartphone, alla pagina web che ospita il breve film realizzato per noi da Giovanni Panozzo. Un giro d'Italia per dirci ogni volta, in luoghi diversi, che la scuola c'è, e ciò che riesce ad essere grazie alla straordinaria energia che la muove.

Il film del mese di marzo

"Ecco perché sono qui"

La scuola c’è, anche nei luoghi e nelle situazioni più difficili, dominate dalla sofferenza, dal dolore, a volte persino dalla morte. In quei casi la scuola è un aiuto importante, che si somma all’impegno messo in campo da quanti si prodigano a vario titolo per far sì che la vita, in ogni suo minuto, possa essere vissuta nella migliore qualità possibile.
Il film del mese di marzo ci porta all’interno dell’Istituto Giannina Gaslini di Genova, centro di eccellenza per la cura delle malattie in età pediatrica, nel quale è attiva una sezione di scuola ospedaliera di cui una delle insegnanti che vi sono quotidianamente impegnate ci riporta la sua diretta e intensa testimonianza.
La missione che unisce quanti, con ruoli diversi, agiscono nell’Istituto è riassunta efficacemente nelle parole del direttore generale, mentre quelle di un giovane paziente ci colpiscono per la naturalezza con cui anche da un letto d’ospedale si può parlare del proprio futuro, pensarlo e programmarlo. È l’energia di una speranza che anche la scuola, con la sua presenza, aiuta a rafforzare.

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GLI AQUILONI

Aquilone di marzo

Marzo era il suo mese
il terzo dell'anno
quello più confacente
ad un aquilone che avesse
il debole per il tre
e i multipli di tre

Il suo carattere
era delicato e bizzoso
come certi venti che soffiano
impetuosi a primavera

Usciva in volo sulle colline
che rinserrano i laghi prealpini
per scoprire le distese di fiori
nati prima dell'erba nuova
fioriture liete e precoci
di scille e di pervinche
di primule e crochi
e potentille a cinque petali

Ogni giorno
tornava a visitare dall'alto
i piccoli appezzamenti
timidi e tenaci
che tingono di viola
di giallo e di bianco
i fianchi e le radure
le insellature e le roccaglie
disagevoli dei monti

Giovanni Gasparini

(da Cento aquiloni: un poemetto,
Libri Scheiwiller, 2005)

UNA FILASTROCCA

Marzo

Marzo, ma insomma, che cosa combini?
I campi, le vigne… così li rovini!
Basta col freddo, ci serve il tepore!
Guarda, mi metto una mano sul cuore,

dico: «Mio caro, sei molto importante!
Mentre tu parli con voce tonante
dentro la terra si svegliano i semi:
chiedono pioggia e poi giorni sereni,

chiedono luce che un po’ li rincuori
prima di dire: andiamo là fuori!»

Lorenzo Gobbi

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NEI GIORNI DI SCUOLA

Giornate e ricorrenze particolari
(anche per la didattica)

8 marzo - Giornata Internazionale della Donna (Festa della donna)

La Giornata per ricordare sia le conquiste sociali, economiche e politiche, sia le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono state e sono ancora oggetto in quasi tutte le parti del mondo. L'Assemblea generale delle Nazioni Unite, con la risoluzione 32/142 del 16 dicembre 1977 propose a ogni paese, nel rispetto delle tradizioni storiche e dei costumi locali, di dichiarare un giorno all'anno "Giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle Donne e per la pace internazionale" ("United Nations Day for Women's Rights and International Peace") e di comunicare la decisione presa al Segretario generale. Adottando questa risoluzione, l'Assemblea riconobbe il ruolo della donna negli sforzi di pace e riconobbe l'urgenza di porre fine a ogni discriminazione e di aumentare gli appoggi a una piena e paritaria partecipazione delle donne alla vita civile e sociale del loro paese. L'8 marzo, che già veniva festeggiato in diversi paesi, fu scelta come la data ufficiale da molte nazioni.

15 Marzo – Fridays for future

Il 15 marzo gli studenti di molte scuole potranno aderire ad una iniziativa mondiale promosso da Fridays for future, un movimento e una rete nata sull’esempio di Greta Thunberg, la 16enne di Stoccolma che per prima ha manifestato davanti al Parlamento svedese per il clima.
Alla domanda: cosa si aspetta dallo sciopero del 15 marzo? Una studentessa ha risposto: «Vorrei che fossimo in tanti, che fosse impossibile ignorarci, che la politica fosse costretta a rivedere la sua agenda, a pensare a investimenti a lungo termine, a impegnarsi concretamente per il raggiungimento degli obiettivi dell’Accordo di Parigi di fine 2015. Vorrei che ognuno di noi capisse che il futuro è nelle nostre mani».
Lo spirito con cui i ragazzi si mobilitano è senz’altro da cogliere e da valorizzare; insieme va indicata e sostenuta la strada della responsabilità concreta e diretta, anche riprendendo quel motto dell’Agenda 21: "pensare globalmente, agire localmente" che invita a quel necessario cambiamento che comincia dal modificare i propri comportamenti nell’ordinarietà quotidiana.

21 Marzo - Giornata Internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale

La giornata internazionale per l'eliminazione della discriminazione razziale (in inglese: International Day for the Elimination of Racial Discrimination) è una ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite nel 1966.
La data è stata scelta in ricordo del massacro di Sharpeville del 1960, la giornata più sanguinosa dell'apartheid in Sudafrica: 300 poliziotti bianchi uccisero 69 manifestanti che protestavano contro l'Urban Areas Act che imponeva ai sudafricani neri di esibire uno speciale permesso se venivano fermati nelle aree riservate ai bianchi. Una speciale commissione d'inchiesta denunciò il comportamento della polizia, mentre l'operato del governo sudafricano venne ufficialmente condannato dall'ONU.

21 Marzo - Giornata Mondiale della Poesia (UNESCO)

La Giornata Mondiale della Poesia è stata istituita dalla XXX Sessione della Conferenza Generale Unesco nel 1999 e celebrata per la prima volta il 21 marzo seguente. La data, che segna anche il primo giorno di primavera, riconosce all’espressione poetica un ruolo privilegiato nella promozione del dialogo e della comprensione interculturali, della diversità linguistica e culturale, della comunicazione e della pace.

22 Marzo - Giornata Mondiale dell’Acqua

La giornata mondiale dell'acqua (in inglese: World Water Day) è una ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite nel 1992, prevista all'interno delle direttive dell'agenda 21, risultato della conferenza di Rio.

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