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Per l'ANP è preferibile il conflitto? Dichiarazione di Maddalena Gissi

20.02.2018 16:11

L’onestà intellettuale è una gran bella virtù che tutti e sempre dovremmo praticare. Giustamente il presidente dell’ANP la reclama – in un’intervista pubblicata dalla rivista on line Scuola7 - quando si parla del rapporto fra poteri e responsabilità del dirigente, ma altrettanto potremmo reclamarla noi quando vediamo descritto l’accordo del 30 novembre 2016 come una sorta di scambio perverso in cui “alcuni” sindacati avrebbero accettato aumenti modestissimi in cambio di maggior potere per se stessi. Già l’aggettivo “alcuni” suona piuttosto fuorviante, se è vero che quell’intesa è stata firmata da tutte le maggiori organizzazioni rappresentative, con poche e limitate eccezioni. Ma non è quello il punto: la tesi di Giannelli implica una premessa del tutto infondata, ovvero che ci fossero chissà quali margini per ottenere maggiori risorse, semplicemente rinunciando a qualche spazio di contrattazione. L’ANP pensa questo? Lo dica allora chiaramente, e se ne assuma la responsabilità, allineandosi alle tesi (e anche alle iniziative?) dei più accaniti contestatori dell’ipotesi di accordo sottoscritta il 9 febbraio. Tutto ci saremmo aspettati di vedere, meno che un’alleanza di fatto tra ANP e movimentismo antagonista.
Quanto al tema specifico per il quale l’onestà intellettuale è invocata dal presidente ANP: non regge proprio l’equazione per cui all’attribuzione di responsabilità dovrebbe corrispondere l’assenza di vincoli (negoziali, ma non solo) nell’esercizio della funzione dirigenziale. Non è così nemmeno nei settori dell’impresa privata, ancor meno lo può essere nell’ambito di un servizio come la scuola pubblica, nel quale peraltro il concorso alla governance affidato ad ambiti e livelli di competenza diversi è stabilito per legge.
La contrattazione, stupisce doverlo sottolineare, non è il luogo in cui una parte impone all’altra il proprio volere: non lo è nella teoria, con un minimo di onestà intellettuale si dovrebbe riconoscere che lo è ancor meno nella pratica. È invece la sede in cui, agendo negli ambiti di pertinenza e nel pieno rispetto delle competenze di altri soggetti e organismi, si costruiscono punti di intesa che non si vede perché dovrebbero ostacolare l’azione di “governo” da parte del dirigente, e non invece darle più solidità.
La contrattazione è pratica che richiede a tutti, fra l’altro, una spiccata attitudine all’esercizio responsabile dei ruoli di rappresentanza. Chi spara sulla contrattazione, finisce solo per legittimare una concezione meramente conflittuale delle relazioni sindacali. Non pensiamo che possa tornare utile né ai dirigenti, né in generale alla scuola e a chi ci lavora.

Maddalena Gissi, segretaria generale Cisl Scuola