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Formazione professionale in piazza a Genova

18.12.2013 14:43

Tantissimi i lavoratori della Formazione Professionale che hanno partecipato allo sciopero e alla manifestazione di martedì 17 dicembre a Genova. Lo sciopero regionale, proclamato dai sindacati di categoria e dalle confederazioni CGIL, CISL, UIL e CONFSAL, è stato indetto per chiedere a Regione ed Enti Locali di risolvere i problemi di finanziamento che stanno "strozzando" gli enti di formazione costretti a indebitarsi per far fronte ai costi che le attività comportano. I riflessi per i lavoratori sono pesantissimi: stipendi bloccati da mesi, posti di lavoro a rischio. I lavoratori, cui si sono aggiunti un buon numero di studenti e di loro familiari, hanno raggiunto in corteo la sede della Regione Liguria, dove i sindacati hanno incontrato il governatore Burlando.
"I lavoratori che hanno continuato a presentarsi nei luoghi di lavoro pur senza stipendio o con stipendi ridotti - afferma la segretaria generale della Cisl Scuola ligure, Monica Francesca Capra- lo hanno fatto con responsabilità e spirito di sacrificio per garantire le attività di formazione. Diversamente, sarebbero venute meno le opportunità che una società civile deve garantire, quella del diritto allo studio nel caso dei corsi triennali e quella di una riqualificazione per coloro che hanno perso il lavoro. La mobilitazione e lo sciopero - prosegue - puntano a sollecitare un'assunzione di responsabilità da parte di chi può e deve cambiare le cose. Le Istituzioni devono dimostrare coraggio, non solo per fronteggiare l'emergenza dei conti da far quadrare, ma attuando politiche del lavoro in grado di dare risposte e prospettive a tutto il settore: la crescita e lo sviluppo di questo Paese possono avere impulso anche a partire dalle realtà locali. Al Presidente della Regione Liguria, al Prefetto e al Commissario Straordinario della provincia di Genova - conclude - chiediamo di farsi carico come altre province di definire una strategia chiara per recuperare i 32 milioni di euro che lo Stato ha come debito nei confronti dell'E.L. e che i lavoratori e i cittadini non possono certo pagare di tasca propria".