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Antoine de Saint-Exupéry, settantesimo della scomparsa

31.07.2014 10:51
Categoria: Agenda 2013/14

Le pagine della nostra Agenda ci ricordano che ricorre oggi il 70° anniversario della scomparsa di Antoine de Saint-Exupéry. Amante dello scrivere e del volo, le due passioni che ne segnano profondamente la vita e la morte, così ce lo descrivono le parole di René Delange:

Era alto di statura (misurava 1 m. e 84), largo di spalle. Aveva una faccia rotonda e mobile, il naso all’insù, un’aria, a seconda dei casi, allegra o burbera. Tutta la società bene di Saint-Germain-des-Prés lo conosceva .Non che fosse il tipico letterato. Gli scrittori che incontrava abitualmente erano Pierre Bost, Jean Prévost, Drieu la Rochelle, Fernandez. Se si incontrava spesso con il suo editore, era perché Gaston Gallimard era suo amico. Più raramente andava a trovare Gide, ma lo si poteva incontrare a qualsiasi ora del giorno o della notte da Werth, o a” farsi un bicchierino” con Léon-Paul Fargue, perché erano suoi amici. Era contemporaneamente ingenuo e grave, dolce e riservato. Una serata in sua compagnia era sempre un avvenimento. Con lui ci si riempiva sempre di idee nuove. Guidava la conversazione come pilotava l’aereo, con energia e con leggerezza, le sue acrobazie di idee sconcertavano chi lo stava ad ascoltare. Poteva parlare di tutto con uguale competenza: di letteratura, filosofia, sociologia, meccanica aerea, teoria della relatività, motori, cubismo, musica, cucina. Non si atteggiava, era semplice, aveva la gentilezza del gran signore. Quando aveva un po’ di soldi in tasca, prendeva un taxi dal mattino alla sera. Se si era invitati a cena a casa sua, arrivava all’ora di mettersi a tavola, si scusava di doversi assentare per qualche minuto e usciva di corsa a fare la spesa”.

Di Saint Exupéry pubblicheremo, in autunno, uno dei testi più belli e importanti, Lettera a un ostaggio, di cui anticipiamo qui un capitolo.

Di seguito, la presentazione del libro curata per noi da Mario Bertin.

Nel 1931 Antoine de Saint-Exupéry pubblica, con la prefazione di André Gide, Vol de Nuit. E’ un piccolo libro che conosce subito uno straordinario successo internazionale. Gli viene attribuito il Prix Fémina. Il compositore italiano Luigi Dellapiccola gli dedica un’opera musicale. Negli Stati Uniti esce una trasposizione cinematografica che ha come protagonista Clark Gable. A che cosa si deve una accoglienza così corale? Ad un elemento che ben individua Gide nel suo testo introduttivo. Scrive Gide: “Questo racconto, di cui riconosco il valore letterario, ha, d’altro canto, anche il valore di un documento e queste due qualità, unite in modo tanto insperato, danno a Vol de Nuit la sua eccezionale importanza”. E’ questa la cifra che caratterizza tutti gli scritti di Saint-Exupéry e, in modo particolare, dei suoi libri più famosi, come Il Piccolo Principe, Terra degli uomini e Lettera a un ostaggio, considerato, quest’ultimo, da René Delange il punto più alto della sua opera.
La sintesi di testimonianza e d’una scrittura pulita, chiara e precisa, fatta di brevi periodi carichi di forza evocativa e di emozione è presente in maniera tanto prepotente nella sua opera che ogni racconto può essere considerato autobiografico. Persino l’illustrazione del piccolo principe, protagonista del suo capolavoro, con la sua faccia tonda, il nasino all’insù e la sciarpa svolazzante, è un autoritratto di questo strano scrittore discendente da una delle famiglie nobili più antiche di Francia, che aveva il titolo di conte e non se ne avvalse mai.
La sua unica preoccupazione nella vita e nell’opera letteraria è rappresentata da una costante ricerca della verità, che per l’uomo, nella sua concezione, è ciò che fa di lui un uomo. A seconda delle situazioni, questa verità la chiama ora
sostanza, ora l’universale, e cioè l’essenza stessa della persona.
La verità va cercata in ogni essere esistente, perché anche nell’errore c’è una porzione di vero.
Vivere nella verità vuol dire dare un senso alla vita, e perciò anche alla morte, rischio sempre presente nel mestiere di pilota, quale fu quello dello scrittore. Le domande in Saint-Exupéry affiorano sempre dalle situazioni in cui è concretamente coinvolto, per riguardare, in prima battuta, l’individuo. Ma la risposta finisce sempre per riguardare, poi, la comunità degli uomini. Lo scrittore si chiede quale sia la strada per uscire dal baratro in cui il mondo è sprofondato con la guerra. Quale sarà il futuro del mondo? E’ la domanda che si ripropone in modo ossessivo. Di che cosa abbiamo bisogno per rinascere alla vita? Di intenderci, risponde. Di darci gli uni agli altri. E sentiamo oscuramente che un uomo non può comunicare con l’altro uomo, se non condividendone l’immagine e l’obiettivo. In un mondo desertificato abbiamo bisogno di trovare dei compagni con cui spartire il nostro pane. L’uomo non si realizza che insieme agli altri uomini, nell’amore e nell’amicizia con gli altri uomini. La guerra ci inganna. “L’odio non aggiunge nulla alla esaltazione della corsa”.
Anche il nemico va ricompreso dentro questa visione. Infatti, secondo Saint-Exupéry, un soldato deve al suo nemico la rivelazione di se stesso. Ogni uomo, perciò, “ha bisogno del nostro amore. Non esiste un uomo al mondo che, almeno per una sua parte, non sia mio amico”. Questo, per lo scrittore, non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza. E quella parte in cui diviene possibile l’incontro, bisogna scoprirla anche negli aspetti più inconciliabili della vita. Saint-Exupéry rifiuta ogni vago pacifismo. Egli vuole scoprire il punto in cui guerra e pace non sono più due contrari. “Io non devo rifiutare le contraddizioni, dice. Rinunciate a chiamare errore il contrario della vostra verità”. In questo senso, egli va oltre Rousseau e i moralisti che dividono gli uomini in buoni e malvagi, amici e nemici.
Questo punto di incontro può essere esile (e infinito) come un sorriso. Nel sorriso ci raggiungiamo, al di sopra dei linguaggi, delle caste, dei partiti. E proprio il sorriso è il cuore della
Lettera a un ostaggio. Essa è stata definita “il poema della restaurazione del sorriso”. Il tema del sorriso occupa l’intero terzo capitolo, che è, secondo Léon Werth – l’amico a cui è dedicato Il Piccolo Principe - , “il racconto di un miracolo, di un umile miracolo”. E’ il miracolo dell’amicizia e di un’ora perfetta. Un testo “sacro”.
La
Lettera a un ostaggio è indirizzata a Léon Werth, ma è, in realtà, rivolta ai quaranta milioni di francesi, ostaggi dell’esercito nazista che occupava il paese. Fu scritta nel 1942 e pubblicata nel 1943. Essa rievoca fatti accaduti in precedenza, come la cattura dello scrittore da parte di una squadra di miliziani anarchici durante la guerra di Spagna, e una cena con lo stesso Werth nel 1938 in un piccolo ristorante in riva alla Saone, ed era stata preceduta da una lettera intima e più triste all’amico, di cui riproduciamo un breve passaggio che aiuta a comprendere il testo definitivo: “Io credo di comprendere le cose un po’ come voi […]. E ho spesso lunghe discussioni con me stesso. Non sono parziale: vi dò quasi sempre ragione. Ma, caro Léon Werth, mi piace anche bere un Pernod con voi in riva alla Saone, addentando salame e pane di campagna. Non so spiegare perché questi istanti mi lascino un gusto di pienezza così perfetta, ma non ho bisogno di dirlo perché voi lo sapete meglio di me. Ero davvero felice, e vorrei ricominciare. La pace non è qualcosa di astratto. Non è la fine del rischio e del freddo […]. La pace è che abbia un senso mangiare del salame e del pane di campagna in riva alla Saone, i compagnia di Léon Werth. Quelllo che mi rattrista è che adesso il salame non ha più gusto”.
Qui terra e spirito si confondono. I cibi e i vini della terra non hanno senso che per rapporti più lontani. Non sono isolabili. “Il tavolo del ristorante, dice Léon Werth, non è più separabile da una meditazione sull’amicizia, sulla pace e sulla guerra”.
Per Saint-Exupéry non c’era che un problema in tutto il mondo, uno solo: “Restituire agli uomini un significato spirituale”.

Mario Bertin

L'illustrazione è tratta dal volume n. 14, dedicato a Saint-Exupéry, della Raccolta "Tutto Pratt", edizione speciale di RCS Media Group S.p.A. per Corriere della Sera, Milano 2014.