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Caso Segre, il pericolo della connivenza

28.10.2019 09:58

"Il razzismo e l’antisemitismo sono inaccettabili, incompatibili con i valori di cui la Costituzione è portatrice e con la cultura civile che l’ha prodotta. La lotta per opporsi a essi è difficile, se si vuole andar oltre l’indispensabile lavoro educatore della scuola e di chi ha voce e influenza nell’opinione pubblica" (Vladimiro Zagrebelsky, La Stampa, 28 ottobre 2019)

In un contesto di crescente, diffusa volgarità e inaudita violenza di linguaggio, è di ora la notizia che la senatrice a vita Liliana Segre è oggetto di centinaia di messaggi ingiuriosi, perché ebrea. L’elevata sua posizione e la sua storia personale di vittima della Shoà portano in primo piano la questione dell’antisemitismo.
Se ne avevano però già numerosi segnali, dal linguaggio di certe tifoserie calcistiche e persino dal ripetuto uso del nome di Anna Frank come ingiuria. Non si tratta di fenomeno solo italiano. Anzi di antisemitismo violento e assassino si hanno recenti esempi in altri luoghi d’Europa in particolare in Francia e Germania. E oltre all’antisemitismo, altre forme di razzismo sono crescenti, non solo verbale, ma anche violento. Esse colpiscono migranti di colore, rom e sinti. Non è di molto tempo fa l’intervento del Commissario ai diritti umani del Consiglio d’Europa per deplorare il linguaggio del governatore lombardo dell’epoca Maroni nei confronti dei rom. Ed è nota la vicenda del vice presidente del Senato Calderoli, che in un comizio paragonò la ministra Kyenge a un orango. Il Senato fece finta di non credere al carattere razzista di quelle espressioni e dovette esser chiesto l’intervento della Corte costituzionale per far sì che Calderoli fosse giudicato e poi, in primo grado, condannato dal tribunale di Bergamo. Ogni episodio fa storia a sé, per l’occasione e la vittima o la minoranza presa di mira. Ma tutti insieme hanno un preciso significato, di odio, di disprezzo, di irresponsabile sollecitazione alla intolleranza razziale.
La particolare vicenda che colpisce la senatrice Segre motiva una proposta di istituzione di una Commissione parlamentare di indagine sul fenomeno dell’antisemitismo, del razzismo e delle espressioni di odio. Una Commissione siffatta potrebbe essere utile per raccogliere dati e forse elaborare proposte per affrontare il problema. Utile forse, ma certo non indispensabile, poiché altre sedi sono già attive. E nella legislatura precedente venne istituita alla Camera e presentò un rapporto conclusivo una Commissione sull’intolleranza, il razzismo, la xenofobia e i fenomeni di odio. All’iniziativa di cui ora si discute va dunque assegnato soprattutto il senso di una forte presa di coscienza della gravità della questione nella sede politica parlamentare, anche senza porre in essa troppa fiducia di concreta utilità. Ma il segnale politico è comunque importante.
Più importante ancora - ma negativo - è il senso delle opposizioni o ipocrite precisazioni o condizioni poste dalla Destra. Non potendo esporsi a respingere la proposta, le si altera il senso, pretendendo che la Commissione sia incaricata di studiare anche i pericoli cui sarebbe esposta la “identità italiana”. Quale ne sia il senso è difficile vedere, oltre a quello di snaturare l’oggetto della indagine rimessa alla Commissione. L’identità italiana è oggetto di attacchi razzisti? E di quale aspetto della ricca e varia identità italiana dovrebbe occuparsi la Commissione? Il razzismo del Ventennio e il suo antisemitismo fanno parte della identità nazionale? E le folle che urlano ingiurie razziste, son parte di quella identità? E poi, chi può arrogarsi il ruolo di portavoce esclusivo e privilegiato della identità di un Paese come l’Italia?
Il razzismo e l’antisemitismo sono inaccettabili, incompatibili con i valori di cui la Costituzione è portatrice e con la cultura civile che l’ha prodotta. La lotta per opporsi a essi è difficile, se si vuole andar oltre l’indispensabile lavoro educatore della scuola e di chi ha voce e influenza nell’opinione pubblica. Ciò che però va fatto, è denunciare la connivenza oggettivamente offerta a quelle ignobili manifestazioni da parte di chi obliquamente prende le distanze da un segno politico forte come quello rappresentato dalla proposta di istituzione della Commissione parlamentare.