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A quel ragazzo vorrò sempre bene

03.02.2018 14:24

Non ha proprio bisogno di essere commentata, l'intervista - a cura di Antonio Di Costanzo - pubblicata su La Repubblica del 3 febbraio 2018 alla professoressa Franca Di Blasio, ferita al volto con una coltellata da un suo alunno: basta leggerla per rimanere colpiti e trarne una splendida lezione. Le sue parole valgono più di un trattato di pedagogia per dirci il senso e il valore che può assumere una relazione educativa quando è vissuta, come nel suo caso, con tale intensità e lucidità. Nessuno spazio per letture di questa vicenda piegate più o meno strumentalmente su altri versanti, pure meritevoli di attenzione, come la scarsa considerazione riservata al lavoro di chi insegna. Suonerebbero oggi fuori luogo e irrispettose per la sofferenza della prof Di Blasio, distogliendoci anche dal messaggio più importante che con le sue parole rivolge a ciascuna e a ciascuno di noi, donne e uomini di scuola.

Franca di Blasio, la professoressa di 54 anni sfregiata dall’alunno che non voleva essere interrogato, è ancora molto provata. Ma di una cosa è certa: “Mai lascerò la scuola, è la mia vita, e quei ragazzi sono come figli, anche Roberto (nome di fantasia). Nonostante il coltello, la ferita e tutto il resto”.
La prof lo dice trattenendo le lacrime mentre parla dal letto dell’ospedale di Maddaloni dove è ricoverata da giovedì, da quando Roberto, appunto, 17 anni, l’ha sfregiata al viso. La docente di italiano all’Istituto commerciale Majorana di santa Maria a Vico, provincia di Caserta, ieri è stata trasportata anche per alcune ore nel capoluogo per essere sottoposta a una visita specialistica maxillo facciale a causa di quel taglio di 11 centimetri sulla guancia sinistra che ha reso necessari 32 punti di sutura. Solo oggi, forse, Di Blasio sarà dimessa e potrà rientrare nella sua casa di Montesarchio nel beneventano. L’attende una lunga degenza, ma il suo obiettivo è tornare il prima possibile dietro quella cattedra, in quell’istituto, dove un suo alunno, un ragazzo che salutava ogni giorno entrando in aula, l’ha colpita con un coltello.

Professoressa, come si sente?
“Sono molto, molto provata in questo momento. Fisicamente e psicologicamente. Faccio fatica a parlare. Mi è capitata questa cosa e ancora non ci credo. Non riesco a capire come possa essere accaduta. Non riesco proprio a spiegarmelo. È come se mi fosse crollato il mondo addosso“.

Aveva mai immaginato, o avuto paura, che potesse essere vittima di una reazione così violenta, criminale, da parte di un suo studente?
“No, assolutamente no. Purtroppo qualcosa non ha funzionato. Avrò commesso un errore, non so. Mi sento di aver fallito. Il mio pensiero va sempre e soltanto a quel ragazzo“.

Qual è il suo rapporto con il minore che la sfregiata? Da quanto sostenuto dalla preside Pina Sgambato, lei provava a spronare quel giovane, ritenuto intelligente ma svogliato negli studi. È così?
“Ci provavo continuamente a spronarlo. Lo facevo ogni giorno, con lui come con gli altri studenti. Quotidianamente tento di far prevalere il buono, il bello che è dentro ognuno di loro. Con Roberto non so cosa sia successo. Che cosa sia scattato nella sua mente”.

Ma non ha avuto segnali che nel ragazzo ci fosse qualcosa che non andava?
“Non ho compreso cosa c’era dietro quel suo atteggiamento, non sono riuscita a prevedere la sua reazione. Ci sono stati confronti, ma niente di anormale, di quelli che avvengono sempre. Non avrei mai immaginato che Roberto fosse capace di compiere un gesto del genere. Invece, è successo l’incredibile“.

Cosa si sente di dire al suo studente?
“A Roberto voglio comunque bene. Anche se si è comportato così, continuo a volergli bene“. Nessun rancore? “Voglio bene a quel ragazzo“.

Cosa ricorda dell’aggressione in aula? Conferma che neanche si era resa conto della ferita?
“Sì, c’è stata una discussione e Roberto sì è avvicinato. Pensavo che volesse mettermi la mano sulla spalla per scusarsi del suo comportamento. Mi sono resa conto di essere stata ferita solo quando ho visto il sangue, quando ho cominciato a sentire il caldo che mi copriva il viso“.

Come è nata la discussione?
“Lo dovevo interrogare. Ma da giorni diceva di essere preoccupato per le condizioni di salute della nonna che non stava bene. Roberto, però, non aveva mai dato segni di instabilità. Gli ho anche detto che non l’avrei interrogato, che andava bene, poi abbiamo discusso ancora, gli ho messo una nota e lui si è arrabbiato. Ma non avrei mai immaginato quello che sarebbe avvenuto. Sono dispiaciuta, enormemente delusa, è come se avessimo fallito tutti noi”.

Gli studenti si sono riuniti in assemblea per manifestare la loro solidarietà a lei, hanno pubblicato anche un documento. È colpita da tanto affetto da parte di allievi e colleghi?
“Mi commuovono, ne sono felice. Io non ho figli ma è come se lo fossero i miei studenti. Per loro sono sempre stata anche una mamma“.

Tornerà al Majorana?
“Subito non posso, occorrono dei giorni per far rimarginare la ferita e poi sono psicologicamente provata. Ma sì, tornerò a scuola. La scuola è tutta la mia vita, senza non ci posso stare”.

Intervista a cura di Antonio Di Costanzo - La Repubblica, 3 febbraio 2018