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Un'immigrazione regolata è possibile

03.10.2017 15:16

"Non ha ricevuto l'attenzione che merita il Piano nazionale d'integrazione degli stranieri titolari di protezione internazionale, presentato nei giorni scorsi dal ministro Minniti. Eppure, sia per il contesto, sia per il quadro politico in cui si inserisce, è un documento di grande importanza e di sistema" (Vladimiro Zagrebelsky, La Stampa del 30 settembre 2017)

Non ha ricevuto l'attenzione che merita il Piano nazionale d'integrazione degli stranieri titolari di protezione internazionale, presentato nei giorni scorsi dal ministro Minniti. Eppure, sia per il contesto, sia per il quadro politico in cui si inserisce, è un documento di grande importanza e di sistema. Si può aggiungere, per chi non ama il burocratese, che la premessa al Piano è un bel testo da leggere, espressivo di consapevolezza culturale e civile per i valori costituzionali rilevanti per l'integrazione dei rifugiati.
Il piano riguarda poco più di duecentomila persone, tra titolari del permesso di soggiorno perché riconosciuti rifugiati o ammessi a protezione umanitaria, minori non accompagnati o persone in attesa della decisione sulla loro richiesta di asilo. Accanto all'illustrazione del valore e della necessità d'integrazione sociale, il piano ha il pregio di essere sufficientemente dettagliato per poter essere effettivamente messo in opera dall'amministrazione pubblica, regioni ed enti locali con il gran numero di iniziative del volontariato privato che opera nel settore. Un'attenzione speciale è riservata a donne e minori, la cui vulnerabilità richiede una protezione particolare.
Il percorso d'integrazione si svolge su diversi terreni: lingua, istruzione, lavoro, accesso all'assistenza sanitaria, abitazione, vita di famiglia con il ricongiungimento. Il processo d'integrazione riguarda insieme i nuovi venuti e la società che accoglie, cosicché il piano prevede anche un'opera di comunicazione, informazione, sensibilizzazione e contrasto alle discriminazioni. Una parte rilevante degli stranieri che il piano considera è di religione e cultura islamica; il dialogo interreligioso nel quadro del Patto nazionale per un Islam italiano è quindi una condizione indispensabile per l'integrazione. La vastità del piano può renderne gravosa la realizzazione, ma una semplificazione ne decreterebbe l'insuccesso. Il piano ha cura di indicare i necessari finanziamenti, prevalentemente provenienti dall'Unione europea, che proprio in questi giorni li ha aumentati nella stessa linea politica di cui il Piano nazionale è espressione.
Così sintetizzato il contenuto del piano, merita tornare sul fatto che esso riguarda una parte soltanto degli stranieri extra-comunitari giunti in Italia: si tratta delle persone che hanno diritto alla qualifica di rifugiati (o categorie assimilate) e alla conseguente accoglienza e protezione, come stabilito dalla Costituzione, dalle Convenzioni internazionali e dalle leggi nazionali. Resta fuori dal piano il gran numero di immigrati irregolari, che certo per il solo fatto di venire a trovarsi sul territorio nazionale debbono essere assistiti nelle loro necessità essenziali e garantiti nei loro diritti umani, ma non sono assimilabili ai rifugiati. È fonte di equivoco l'abitudine di parlare indifferentemente di migranti e di rifugiati.
Il Piano assume un significato particolare se lo si colloca accanto all'azione governativa di contrasto all'immigrazione irregolare, con gli accordi libici. La regolamentazione di quest'ultima appartiene al governo, tenuto a controllare i confini italiani, che sono anche confini dell'Unione europea. Un arrivo indiscriminato, fuori del caso dei rifugiati, non può tradursi nell'abbandono di quelle persone a condizioni di vita indecenti e al crescere di sensazioni di insicurezza nelle fasce più esposte dell'opinione pubblica. Oltre alla sua disumanità la situazione che è sotto gli occhi di tutti è anche pericolosa, come è stato detto, per la capacità che ha di suscitare sentimenti discriminatori, xenofobi e, in ultima analisi, antidemocratici.
Dunque la distinzione tra rifugiati o ammessi alla protezione umanitaria, da una parte, e migranti irregolari, dall'altra, è indispensabile, oltre che fondata sul diritto internazionale. Ciò non vuol dire che si debba chiudere ogni accesso a chi non è riconosciuto come rifugiato. È noto che l'Italia (a crescita demografica negativa) e l'Europa hanno bisogno di immigrazione. Vanno previste forme di ammissione legali, che sostituiscano gli sbarchi illegali e assicurino la sostenibilità degli arrivi. Un'iniziativa legislativa popolare è ora promossa in questo senso da Emma Bonino e da organizzazioni radicali. Essa merita di essere appoggiata perché governo e parlamento ne facciano oggetto di discussione. Poiché accanto alla protezione dei rifugiati e all'impedimento degli arrivi illegali, occorre aprire vie garantite di un'immigrazione regolata.