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Oltre il Pil

25.09.2017 12:14

«Il Pil comprende anche l'inquinamento dell'aria, la pubblicità delle sigarette (...). Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari (...). Con gli equipaggiamenti che la nostra polizia usa per sedare le rivolte (...). Il Pil non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago (...). Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell'equità nei rapporti fra di noi. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta (dal discorso tenuto il 18 marzo 1968 da Robert Kennedy presso l'Università del Kansas, durante la campagna elettorale per le presidenziali USA, circa tre mesi prima di essere ucciso)»

(Articolo di Rosaria Amato apparso su La Repubblica del 25 settembre 2017)

Valutare il benessere complessivo della popolazione, andando oltre la misurazione della ricchezza prodotta. Se l'industria scoppia di salute ma i processi durano dieci anni, o se l'abusivismo edilizio sfigura le città, le condizioni di vita peggiorano a dispetto della crescita: il problema è capire come questo avviene, e come si può intervenire non solo per far crescere il valore aggiunto, ma anche l'istruzione, la sicurezza, l'occupazione delle donne con bambini. Di indicatori che diano una visione più completa del benessere di un Paese si parla da molti anni e in sedi molto prestigiose, dall'Ocse all'Assemblea generale dell'Onu, e adesso l'Italia ha deciso di raccogliere la sfida: come previsto dalla riforma della legge di Bilancio (L. 163/2016), un comitato di esperti ha individuato dodici "Indicatori di benessere equo e sostenibile", a partire dal lavoro svolto da alcuni anni da Istat e Cnel. Lo schema di decreto del ministero dell'Economia con gli indicatori è stato inviato in estate alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, che hanno dato parere favorevole. In attesa del decreto del Mef, nel frattempo il governo ha inserito nel Def in via sperimentale i primi quattro indicatori: il reddito medio disponibile, un indice di diseguaglianza, il tasso di mancata partecipazione al lavoro e le emissioni di CO2 e di altri gas clima alteranti. Entro il 15 febbraio il ministero dell'Economia dovrà valutare per la prima volta che impatto hanno avuto le misure della legge di bilancio rispetto a questi parametri.
«Sono stati scelti perché esisteva già una modellistica avanzata, e quindi è più facile fare una valutazione - spiega Federico Giammusso, presidente del comitato che ha scelto gli indicatori e dirigente del Mef - L'Italia è il primo Paese al mondo che si lancia in questo esercizio un po' temerario di "tendenziale programmatico del benessere". È ovvio che il Pil non verrà mai scalzato nella sua centralità in riferimento alla politica economica, però l'ambizione è che nel dibattito questi dodici indicatori diventino sempre più importanti». Sui dodici indicatori al completo invece l'appuntamento è al Def 2018. Andare oltre il Pil però non sarà facile, ammette Roberto Monducci, direttore del dipartimento di produzione statistica dell'Istat: «Dal punto di vista statistico sarà una bella sfida aggiornare tutti gli indicatori allineandoli temporalmente al ciclo delle policy. Per alcuni il livello di tempestività è già soddisfacente, ad esempio per gli indicatori sul mercato del lavoro. Per altri, come quelli sulla disuguaglianza, l'aggiornamento è molto impegnativo. Però l'Italia si è davvero posizionata all'avanguardia, e noi dell'Istat siamo molto orgogliosi del fatto che il Bes abbia costituito il framework di questo lavoro». Per valutare l'impatto delle politiche del governo non basteranno però i dati: «Se il governo favorisce l'assunzione dei giovani - osserva Enrico Giovannini, membro del comitato e portavoce dell'Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) - ma l'occupazione non aumenta per via di uno shock esterno, per capire l'effetto della politica servono modelli complessi. Il governo dovrà fare delle previsioni triennali con il Def, e poi ogni anno dovrà pubblicare una relazione sull'impatto delle misure della legge di Bilancio. Si tratta di un importante salto di qualità. Poi gli istituti di ricerca faranno le loro valutazioni: anche l'ASviS lo farà: ad esempio nel rapporto che presenteremo il 28, faremo vedere attraverso un modello elaborato dalla fondazione Eni Enrico Mattei come sia possibile simulare gli effetti di politiche alternative sul futuro economico, sociale e ambientale del nostro Paese. Nei Paesi nordici lo fanno da tempo».

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Amato_25092017.pdf481 K