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La scuola di domani: intervista a Valeria Fedeli

20.08.2017 21:45

Su Il Sole 24 ore di domenica 20 agosto 2017 Claudio Tucci intervista la ministra dell'istruzione Valeria Fedeli. Un giro d'orizzonte sulle problematiche di maggior rilievo alla vigilia del nuovo anno scolastico, in attesa che si avvii la trattativa sul rinnovo del contratto.

A settembre l’alternanza scuola-lavoro «entrerà a regime e coinvolgerà 1,5 milioni di studenti». Il nuovo anno vedrà anche il debutto, alla primaria e alla secondaria di primo grado, della prova Invalsi in lingua inglese: sarà la prima volta che la scuola italiana “certificherà” a tutti gli alunni abilità di comprensione e uso di un idioma straniero, «ne beneficeranno in primis le famiglie meno abbienti che non possono permettersi costosi corsi privati». In vista della manovra di autunno «sto lavorando per estendere l’Erasmus agli ultimi due anni delle superiori, in modo tale da far diventare curriculare questa formidabile esperienza formativa». Per gli insegnanti, «il mio impegno è ridare dignità e prestigio alla loro professione nel nuovo contratto, che spero sarà chiuso entro dicembre». E ancora: tra pochi giorni uscirà il bando di concorso per 2mila presidi: «Vogliamo abbattere il fenomeno delle reggenze divenuto ormai cronico negli ultimi anni».
La ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, ha scelto IlSole24Ore per annunciare le novità in arrivo con il nuovo anno tra i banchi e nelle aule. Il messaggio è chiaro: «La formazione del capitale umano deve tornare centrale nella società e nell’agenda politica. Dalla scuola, all’università, al futuro lavoro, è arrivato il momento di investire nell’apprendimento permanente». «A metà settembre - ha poi aggiunto - con i colleghi Giuliano Poletti e Carlo Calenda presenteremo alcune idee per rilanciare conoscenze e competenze, sempre più necessarie oggi nell’era di Industria 4.0».

Ministra, anche la scuola, passo passo, si sta aprendo al mondo del lavoro...
Sì. L’alternanza obbligatoria è stata una importante innovazione culturale e didattica. Dobbiamo ora puntare su progetti seri e di qualità anche perché nel 2018/2019 l’esperienza di formazione “on the job” sbarcherà agli esami di Maturità. Entro l’anno promuoveremo gli Stati generali dell’alternanza, e a breve partirà un portale nazionale di supporto alle scuole: ci sarà anche un “bottoncino rosso” affinché gli studenti possano denunciare eventuali abusi.

Partiamo proprio dagli studenti: quest’anno ci sono diverse novità per loro, per esempio la prova Invalsi in inglese...
In realtà è tutta la legge 107 a mettere al centro i ragazzi e il loro apprendimento. Ora entrano in vigore i decreti attuativi, che ho voluto con forza che fossero approvati: sono una delle parti più qualificanti della legge. Con i decreti attuativi si potenzia il diritto allo studio; c’è maggiore attenzione per studenti con disabilità; cambia l’esame della secondaria di primo grado, con meno prove e più valore al percorso di studio; ci sono misure concrete per contrastare l’abbandono scolastico. Un tema che abbiamo affrontato anche nel decreto Sud e nei provvedimenti del ministro Poletti sul reddito d’inclusione. Con gli investimenti in edilizia scolastica stiamo poi offrendo ai nostri ragazzi non solo plessi sicuri, ma pure laboratori e ambienti innovativi per l’apprendimento. Certo, la strada è lunga. Ma la direzione è quella giusta.

È stata coraggiosa a far partire la sperimentazione del diploma a 4 anni: finalmente ci avviciniamo ai principali paesi Ue...
Ho deciso di procedere con una sperimentazione nazionale che riguarderà 100 classi di altrettanti licei e istituti tecnici. Così si potrà gestire il procedimento autorizzatorio in modo più trasparente e ampliando il numero di scuole si potranno trarre risultati tecnicamente più attendibili. A settembre gli istituti che intendono candidarsi potranno presentare domanda e i 100 ammessi alla sperimentazione potranno accogliere le iscrizioni per le classi prime, che partiranno dal 2018/2019. Al termine della sperimentazione, nel 2023, si discuteranno i risultati con tutti i rappresentanti del mondo della scuola e con i decisori politici per realizzare il massimo di consenso possibile. Se la valutazione avrà esito positivo si potrà recuperare l’intera riforma dei cicli e, contestualmente, anche portare l’obbligo scolastico fino al termine dei tre cicli, ovvero fino al diciottesimo anno di età.

Ce la farà ad avere in classe tutti gli insegnanti il primo giorno di lezioni?
È un impegno che ho preso. Quest’anno la mobilità ha avuto numeri più contenuti (oltre 61mila prof cambieranno sede - nel 2016/2017 si spostarono più di 200mila docenti, ndr), e anche sui movimenti “solo per un anno” abbiamo messo regole più stringenti. Le operazioni di immissioni in ruolo stanno procedendo regolarmente. E grazie alla stabilizzazione di 15.100 posti in organico di diritto anche le supplenze lunghe si ridurranno. Negli scorsi anni hanno sempre superato quota 100mila. Siamo convinti che nel 2017/2018 scenderemo sotto questa soglia.

Ripristinerete il vincolo triennale di permanenza per i prof per frenare i soliti caroselli di inizio anno?
Sì. Finita l’eccezionalità prevista quest’anno si tornerà alle regole vigenti. Nel nuovo contratto allineeremo le procedure negoziali sui tre anni. Per me, lo ripeto, la continuità didattica è un valore. A proposito di rinnovo del contratto, l’autunno è alle porte.

Per i docenti, stop agli aumenti a pioggia, e più merito?
Intanto, il contratto riguarderà il nuovo maxi-comparto Scuola-Università-Ricerca. Mi auguro che in manovra si troveranno risorse aggiuntive, per chiudere la partita entro l’anno. Detto questo, ritengo giusto premiare i docenti migliori, ma ci devono essere condivisione e obiettivi comuni, e i criteri vanno negoziati. Il primo anno di applicazione dei 200 milioni di euro premiali ha mostrato più ombre che luci. Nella trattativa con il sindacato affronteremo pure il tema degli scatti d’anzianità. Intanto per i professori universitari m’impegno apertamente a sbloccare gli scatti: è un atto doveroso. E per i presidi lotterò affinché si armonizzino le loro retribuzioni con quelle della dirigenza pubblica.

Ultima domanda. A settembre partiranno le nuove lauree professionalizzanti. Atenei e Its riusciranno a collaborare?
Me lo auguro. E mi aspetto un contributo positivo pure da imprese e territori. Dobbiamo disegnare un’offerta didattica di qualità che favorisca l’inserimento al lavoro. Sto apprezzando il dibattito lanciato dal vostro giornale sui 20 anni persi dell’università italiana. Ritengo che gli atenei vadano sostenuti nel cambiamento, e questa nuova offerta d’istruzione terziaria può essere un primo passo per aprire il mondo accademico ai territori, guardando sempre all’interesse primario dei ragazzi.