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Il G7 delle donne: verso il vertice di Taormina

06.04.2017 19:28

A poche settimane dal summit dei Grandi l'Italia è sempre più un crocevia del dibattito internazionale. Marta Dassù, saggista, politica italiana, Senior Director Europe dell'Aspen Institute, fornisce sul quotidiano La Stampa di giovedì 6 aprile 2017, un quadro sulla questione "parità di genere" visto con gli occhi di oggi, un tema che non è soltanto una questione di diritti. La battaglia per il futuro delle ragazze - del loro lavoro, della loro sicurezza, del loro ruolo nella società - non è, infatti, per l'autrice, una pura rivendicazione «di genere». È in realtà la battaglia per un futuro economicamente e socialmente sostenibile per il nostro e per gli altri paesi, specialmente per quelli ove i diritti delle donne non sono ancora acquisiti

Domanda di Nina, tre anni, al momento della scelta di una maschera per Carnevale: da grande devo fare per forza la principessa o posso diventare un astronauta? Gli stereotipi sui ruoli di genere si trasmettono, abbastanza misteriosamente, nella psicologia delle nuove generazioni. Una bambina che si senta una principessa, a tre anni, farà più fatica, a 18, ad iscriversi ad una delle facoltà scientifiche (Stem) che le permetteranno di trovare un lavoro. Quando poi la nostra ragazza cresciuta avrà un lavoro, farà fatica a difenderlo se aspetterà un figlio. E in ogni caso guadagnerà meno della media degli uomini: il gap salariale resta una distorsione apparentemente inaffondabile delle nostre società. Dopo avere fatto una fatica incredibile per tenere insieme tutto - con ore di lavoro di cura non pagate prima per i figli e poi per i vecchi genitori - la ragazza ormai donna scoprirà che non ha fatto la carriera che sperava. E avrà, come conseguenza finale, una pensione che non le consentirà di vivere. 
I progressi delle donne, nelle società avanzate, sono stati enormi nell’ultimo mezzo secolo. Ma ci vorranno ancora parecchi decenni, stimano tutti i rapporti in materia, per arrivare a una reale parità. A chi interessa che le donne abbiano maggiori opportunità? La risposta sembra ovvia: alle Nina di oggi e di domani. La realtà è che dovrebbe interessare a tutti, a tutta la società. Perché solo migliorando l’accesso delle donne al mercato del lavoro aumenteremo la crescita: in Italia, la correlazione fra stagnazione e bassa partecipazione delle donne al lavoro (meno del 50%, secondo i dati Ocse) appare eclatante. Ancora. Solo rendendo più compatibile la carriera professionale e la cura dei figli fermeremo l’invecchiamento deleterio di Paesi come il nostro.
La questione «parità di genere», vista con gli occhi di oggi, non è soltanto una questione di diritti. È una delle condizioni essenziali per uno sviluppo sostenibile delle nostre economie. Fare leva sulle donne, cominciando dalle ragazze, è una cura contro il declino. Gli uomini devono esserne consapevoli; la battaglia per l’affermazione delle donne li riguarda. Se continueranno a vedere nell’ascesa delle donne una minaccia potenziale, perderemo una leva potente di sviluppo, sprecando più della metà del capitale umano. Se gli uomini, invece, diventeranno i neo-femministi di questo secolo, vinceranno le nostre società: avremo tutti maggiori opportunità e minore disuguaglianza. 
Una volta capito questo, l’interrogativo diventa politico, o meglio investe le politiche: come si fa ad eliminare quei vincoli - culturali, sociali, normativi - che rendono ancora così lenta la marcia verso una reale parità? La risposta più convincente, insieme a molte altre che conosciamo e che restano controverse (fra cui forme varie di «quote» temporanee a favore delle donne), è di partire dalle ragazze. Di puntare sulle ragazze: così da metterle in grado - con l’educazione digitale, finanziaria, scientifica - di diventare protagoniste del proprio destino. E a quel punto saranno loro, non altri al posto loro, ad assumere decisioni impegnative anche sull’equilibrio fra vita e lavoro. 
La presidenza italiana del G7 ha deciso di muoversi in tale direzione, mettendo sul tavolo una «road map» che contiene impegni specifici, e misurabili negli anni, su temi che riguardano il potenziamento delle capacità delle donne: dalla formazione digitale - quale condizione per lavorare nel mezzo di una rivoluzione tecnologica che sta travolgendo i vecchi scenari occupazionali - al superamento della disparità dei salari, che è in effetti un disincentivo professionale. Si discuterà se e come introdurre, nelle politiche economiche e sociali, un «bilancio di genere». Al tempo stesso, verranno assunte decisioni comuni per contrastare la violenza contro le donne, incluso il traffico illegale e forzato di ragazze dai paesi africani. 
Il G7 delle donne verrà preparato da un incontro internazionale che si terrà nei prossimi due giorni al Ministero degli Esteri, con esponenti del business, della società civile, delle Nazioni Unite. E’ una alleanza necessaria per riuscire.
La battaglia per il futuro delle ragazze - del loro lavoro, della loro sicurezza, del loro ruolo nella società - non è una pura rivendicazione «di genere». È in realtà la battaglia per un futuro economicamente e socialmente sostenibile. Ciò vale per i nostri paesi; e vale tanto di più laddove i diritti delle donne non sono ancora acquisiti. 
Per vincere tale battaglia, antica e nuova al tempo stesso, è indispensabile una sorta di «Nuovo Patto» fra uomini e donne. Stereotipi, resistenze e tensioni vanno finalmente superati. Ed è importante che governi e imprese si muovano nella stessa direzione, assumendo ciascuno la propria quota di responsabilità. Solo così, in un G7 che vede le donne come una risorsa essenziale, la mappa che deve guidarci non resterà sulla carta.