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I migranti e la frontiera caduta

07.09.2015 17:42

...In quella stazione di Monaco è esistita, speriamo non solo per alcune ore, l’Europa, della cui reale esistenza politica troppo spesso è lecito dubitare... (Claudio Magris, Corriere della Sera, 6 settembre 2015)

Esistono dunque, ogni tanto, anche le belle notizie, non solo le sciagure che ci fanno aprire il giornale come se fosse quasi tutto un annuncio funebre di disastri, delitti individuali e collettivi, stragi terroriste, ecatombi di vittime senza nome per fame o epidemie, crudeli violenze nei confronti dei deboli d’ogni genere. Solo pochi giorni fa quello che è accaduto e sta accadendo a Monaco sarebbe stato impensabile e chi l’avesse ipotizzato o sperato sarebbe stato preso per un pazzoide fuori della realtà. Ma la realtà, con cui l’onestà esige di fare i conti senza illusioni, è più imprevedibile di quanto credano tanti falsi realisti, incapaci di pensare che le cose possano cambiare, come molti di noi erano incapaci di pensare che il muro di Berlino potesse presto cadere.

Welcome to Munich , dicono i cartelli alla stazione di Monaco mentre dal treno scendono folle di fuggiaschi respinti da ogni parte, forse non ben consapevoli di dove esattamente si trovino, in buona parte ignoranti la lingua del Paese in cui posano il piede, coscienti soltanto di voler sopravvivere e non come bestie. Centinaia di persone, centinaia di cittadini tedeschi che si sono passati la parola, accolgono miserabili immigrati confusi e frastornati portando viveri, vestiti e coperte, giocattoli per i bambini, cantando l’ Inno alla gioia e inni europei, scandendo «Germania», nome che si è abituati - con l’ottusità di chi pensa solo a un immutabile ieri - a sentire con diffidenza e avversione, mentre la cancelliera Merkel dichiara che la Germania è un Paese sano che conosce i propri doveri ed è in grado di assolverli. Ciò che è accaduto poche ore fa non cancella le colpe del passato né trasforma la Germania in un popolo di santi, ma dovrebbe far capire la stoltezza del diffuso pregiudizio antitedesco, così spesso ripetuto come una litania meccanica e stereotipata da chi in tal modo si dimostra non meno ignorante della folla senza nome che scende a Monaco da quei treni.

Non è la prima prova di civiltà data dalla Germania negli ultimi decenni. Di recente una germanista come Maria Fancelli ricordava, contro tante indiscriminate e supponenti denigrazioni, come la Germania abbia ad esempio affrontato e risolto il difficilissimo problema della riunificazione tedesca - denso di retaggi di odio e violenza acuiti dallo scontro ideologico - con umanità ed efficienza, senza che quel benefico ma drammatico terremoto costasse una goccia di sangue e smentendo le profezie di crisi economiche e politiche che quel grandioso evento, un sommovimento in tutti i sensi, avrebbe, secondo i profeti di sventura - la sventura è la specialità dei profeti - provocato. Anche l’attenta severità propugnata dalla Germania in campo economico nei confronti delle crisi e difficoltà di vari Paesi europei è stata criticata con faciloneria sentimentale e ideologica, come se l’attenzione ai conti e ai costi non fosse il primo dovere morale di chi è responsabile di una collettività. L’identificazione della Germania con un arido egoismo economico, un’identificazione spesso interessata, stava indebolendo l’immagine e il prestigio della cancelliera Angela Merkel, che ora invece sbanca di colpo queste critiche recuperando un ruolo di eminente statista.

Ovviamente la reale emozione per quanto è accaduto a Monaco non può degenerare a sua volta in vacuo ottimismo, colpevole perché irresponsabile. Le ondate dell’immigrazione sono un problema gravissimo, che potrebbe portare a un’inconciliabilità fra l’accoglienza e la solidarietà e il numero di immigrati, che potrebbe renderle impossibili. Gli impoetici costi e il loro calcolo, pacato e non eccitato, sono il primo dovere politico e morale, un’urgenza che si dimostra sempre più drammatica e che proprio per questo va affrontata con chiarezza, senza sentimentalismi e senza isterismi viscerali. È doveroso fare i conti con quanto costano o costeranno gli immigrati e quali effetti essi avranno, in un tempo di crisi, sul mercato del lavoro e sulle tasche dei cittadini, così come l’umana e toccante accoglienza a quei diseredati non può avere nulla in comune con una lacrimevole indulgenza nei confronti di eventuali reati che alcuni di essi possono commettere e che vanno puniti e repressi come i reati di chiunque altro. Ma perché non si fanno i conti con gli alti costi, ovvero con i furti dalle nostre tasche, che ad esempio ogni domenica vengono causati dalle bestiali violenze contro persone e cose dai cosiddetti tifosi e dal necessario e costoso impiego straordinario delle forze dell’ordine che quelle violenze esigono? In quella stazione di Monaco è esistita, speriamo non solo per alcune ore, l’Europa, della cui reale esistenza politica troppo spesso è lecito dubitare. All’incubo del passato di un’Europa tedesca sembra contrapporsi la realtà confortante di una Germania europea.

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