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La tentazione delle paritarie

17.05.2020 16:44

Su qualche passaggio la vis polemica induce ad affermazioni un po' azzardate (che il governo stia per assumere decine di migliaia di docenti in più è lontano dal vero), ma ciò non toglie che quello di Alessandro De Nicola, docente di diritto commerciale alla Bocconi, sia un contributo interessante a un dibattito spesso ripiegato su ideologismi in nome dei quali si evita di fare i conti con alcuni conteggi che l'articolo ripropone, per trarne una provocatoria conclusione. Che ciò avvenga su un quotidiano (La Repubblica, 17 maggio 2020) saldamente radicato sul fronte di una rigorosa laicità, aggiunge al pezzo un sovrappiù di interesse e significato.

Tanto tuonò che piovve: dopo tanti ripensamenti ed esitazioni è arrivato il famoso decreto Rilancio. Dieci pagine sono dedicate alla scuola cui è destinato un miliardo e mezzo di euro (Alitalia: 3 miliardi) ma solo una minima parte andrà alle scuole paritarie per permettere lo svolgimento degli esami di maturità e ristorare una parte delle rette perse dagli asili nido: qualche decina di milioni. Orbene, la situazione degli istituti privati in Italia è molto compromessa. Tra questi si distinguono le scuole private paritarie, che rilasciano titoli di studio e svolgono un servizio pubblico (la grande maggioranza), e quelle non paritarie. Secondo le stime che circolano in questi giorni, non ancora suffragate da dati statistici dettagliati ma avallate dalla Conferenza episcopale italiana e tutto sommato credibili vista la situazione, il 30 per cento delle paritarie è a rischio chiusura perché molti genitori hanno smesso di pagare le rette e l’anno prossimo, viste le ristrettezze economiche, non iscriveranno i figli. In più, come per qualsiasi scuola, saranno necessari importanti interventi di ristrutturazione, sanificazione e dotazione di strumenti che rendono possibile l’apprendimento a distanza. Se si volesse seguire il governo, che intende assumere decine di migliaia di nuovi docenti oltre che motivi clientelari anche per avere classi più piccole, pure le paritarie avrebbero bisogno di più personale. Senza interventi del governo si rischia una desertificazione dell’istruzione privata e una accentuazione del carattere monopolistico statale dell’insegnamento. E allora? Lo Stato non deve assegnare con priorità i fondi alle sue scuole? La Costituzione non recita la famosa frasetta “senza oneri per lo Stato” quando parla di scuola privata? Chi si lamenta, se non è un clericale o il solito liberista a parole che appena può invocare gli spiccioli del Leviatano? Andiamo con ordine. Oggi evitare il fallimento delle scuole private significa evitare maggiori oneri per lo Stato. In media il costo annuale di un alunno del sistema pubblico è di 6000 euro, mentre il contributo medio (diretto e indiretto) del governo per ogni scolaro di paritaria è di circa 750 euro. Ci sono 866 mila bambini e ragazzi che frequentano asili e scuole private. Se un terzo si riversasse nell’ambito statale, il conto sarebbe presto fatto: 5250 per 290 mila uguale 1 miliardo e cinquecentoventidue milioni di euro, senza contare l’inevitabile disoccupazione di molti dipendenti degli istituti paritari (circa 160 mila). Inoltre, qui non si tratta di reclamare sussidi per aziende private, ma parità di trattamento tra le persone. Se le scuole paritarie, come dice la legge stessa, svolgono un servizio pubblico e lo Stato assicura l’istruzione gratuita ai cittadini, il governo deve mettere in condizione le famiglie di poter scegliere anche istituti privati purché non a costi superiori di quanto costi frequentare quelli pubblici. Persino la laica e socialdemocratica Svezia, ove vige una sostanziale parità tra pubblico e privato, l’ha capito. Servizio pubblico non vuol dire monopolio statale: anzi, una competizione tra modelli educativi, rispettando le linee guida fondamentali nazionale, è virtuosa. La concorrenza, ci ha insegnato il Nobel Friedrich von Hayek, è soprattutto diffusione della conoscenza, stimolo a imitare i modelli migliori e innovazione: vale anche per l’istruzione. Insomma, senza inventarsi click sul sito Inps, il governo potrebbe semplicemente concedere una detrazione fiscale per i genitori che mandano i figli alle paritarie pari anche solo alla metà del costo medio pro capite degli scolari pubblici: se abbastanza famiglie decidessero di tentare la privata, il governo rischierebbe di guadagnarci.

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