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Una ripresa resiliente

07.05.2020 09:57

"La ripresa resiliente (alternativa alla ripartenza "non-importa-come") è la scelta obbligata se vogliamo evitare di non uscire proprio dalla fase due o di riandare a cozzare una volta usciti contro il prossimo choc" (Leonardo Becchetti su Avvenire del 7 maggio 2020)

La parola chiave per la fase 2 (e per quelle successive) deve essere "ripresa resiliente". Ovvero una ripartenza capace di mettere assieme creazione di valore economico, lavoro, salute, sostenibilità ambientale (meno inquinamento, meno riscaldamento globale) e quella ricchezza di tempo (e capacità di conciliare lavoro e affetti) che abbiamo forzatamente sperimentato nella quarantena.

La ripresa resiliente (alternativa alla ripartenza "non-importa-come") è la scelta obbligata se vogliamo evitare di non uscire proprio dalla fase due o di riandare a cozzare una volta usciti contro il prossimo choc. La Laudato Si’ qualche tempo fa aveva profeticamente sottolineato come tutte le sfere del ben-vivere (e i loro squilibri) sono tra loro fortemente interdipendenti. La pandemia è un nuovo campanello d’allarme che sarebbe da sordi non sentire. Ambiente e salute sono tra loro fortemente correlati e l’Italia è fortemente esposta ad alcune fragilità proprio sotto questo profilo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ammonisce che l’inquinamento da polveri sottili (causato da un complesso di fattori che includono riscaldamento domestico, modalità di produzione, di trasporto e condizioni climatiche) è responsabile solo in Italia di circa 219 morti al giorno. Alcune prime evidenze empiriche rafforzano il sospetto che questo cortocircuito tra ambiente e salute abbia aggravato gli effetti del Covid in alcune regioni del Nord del Paese. Tanto da portare Istituto Superiore di Sanità, Enea e Ispra ad avviare un percorso di ricerca per approfondire questa relazione dal titolo "Pulvirus".

La ripresa resiliente è possibile, quello di cui ora abbiamo bisogno è la volontà politica per realizzarla. Alcuni esempi indicativi. I lavori di ristrutturazione degli edifici che ne migliorano l’efficienza energetica riducendo il contributo alle polveri sottili grazie ad un meccanismo di incentivi fiscali hanno attivato decine di miliardi di valore economico rivelandosi un meccanismo vincente per le imprese del settore edilizio, per il bilancio pubblico e per i cittadini che hanno ottenuto consistenti sgravi in bolletta. Le misure vanno potenziate e aggiornate per renderle volano della ripresa resiliente. Gli incentivi alla mobilità sostenibile possono e devono giocare un ruolo fondamentale per favorire la trasformazione di un parco veicoli ancora obsoleto (autotrasporto, autobus, veicoli privati) che diventa un limite competitivo a causa del suo contributo all’inquinamento e del divieto di circolazione nei centri urbani, sempre più frequente per gli sforamenti dei limiti di polveri.

Nella quarantena siamo stati costretti ad una gigantesca e forzata esercitazione di massa di smart work. Il "lavoro agile" è uno strumento principe della ripresa resiliente perché mette assieme maggiore produttività, ricchezza di tempo, sostenibilità ambientale e maggiore resilienza ai rischi di salute nelle pandemie. L’idea "primitiva" che il lunedì mattina nelle grandi metropoli ci mettiamo tutti insieme in automobile e ci ingolfiamo nel traffico per raggiungere il posto di lavoro deve essere superata da uno scaglionamento intelligente e alternato di periodi di lavoro a distanza e in presenza. Non dimenticando significativi investimenti per ridurre le diseguaglianze digitali (accesso alla rete, qualità dei terminali, comfort domestico) che incidono purtroppo significativamente sui possibili benefici di questa misura. La parola chiave della ripresa resiliente è "economia circolare", ovvero un modello di sviluppo non più lineare dove i prodotti sono disegnati "dalla culla alla culla" per poter dare vita alla fine della loro esistenza a nuovi prodotti riducendo l’uso di materie prime e la produzione di rifiuti non smaltibili di solito accompagnato alla creazione di valore economico nel modello tradizionale di economia.

Una massa gigantesca di risorse finanziarie dei fondi privati, di quelli europei si muoverà nei prossimi anni in quella direzione e il nostro Paese non può perdere questo treno. Un’altra partita fondamentale si gioca sulle modalità di finanziamento della ripresa resiliente. Una parte troppo consistente dei risparmi degli italiani sembra paralizzata sull’alternativa tra soldi mandati in fumo nell’azzardo (120 miliardi all’anno) o inchiodati sui conti correnti. C’è una via di mezzo molto più 'generativa' per il Paese che è quella di accompagnare la nascita e lo sviluppo di nuove imprese innovative e sostenibili. Gli strumenti (ad esempio l’equity crowdfunding, ovvero la raccolta di tante piccole somme con le quali i cittadini diventano soci di queste imprese) ci sono. Una delle immagini più belle di generatività che abbiamo visto in tanti documentari è quella dei naturalisti che seguono il fragile e delicato percorso delle tartarughe marine nel momento più difficile in cui sulla spiaggia si schiudono le uova e le nuove nate, con passi lenti e incerti, si avviano verso il mare. Proprio come quei naturalisti siamo chiamati oggi ad essere tutti protagonisti della nascita di questi nuovi protagonisti della ripresa resiliente e, con essi, della rinascita del nostro Paese.