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Integrazioni ai regolamenti di riordino degli ist. tecnici e professionali, il parere del CSPI

06.10.2016 19:34

Martedì scorso, 4 ottobre, il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (CSPI) ha espresso il richiesto parere sulle integrazioni che il Miur sta apportando ai decreti del Presidente della Repubblica (regolamenti) 87 e 88/2010 di riordino, rispettivamente, degli istituti professionali e tecnici.

Le integrazioni si sono rese necessarie a seguito della sentenza del Tar Lazio 6348/2015, di accoglimento del ricorso presentato dallo Snals, che ha disposto l’ottemperanza da parte del Miur della precedente sentenza 3527/2013 con la quale sempre la sezione III-bis del suddetto Tribunale Amministrativo aveva ordinato, tra l’altro, l’annullamento dei suddetti regolamenti nelle parti in cui era stato determinato, a suo tempo, l’orario complessivo degli istituti professionali e degli istituti tecnici senza indicazione dei criteri.

Nel parere, assunto all’unanimità dal CSPI, si è evidenziato come i provvedimenti proposti “forniscono una risposta tardiva alla sentenza del Tar Lazio 3527/2013 e rispondono esclusivamente alla parte che imponeva al Miur l’esplicitazione dei criteri con cui sono stati elaborati gli orari complessivi annuali per gli istituti tecnici e professionali a seguito del riordino previsto dalla legge 133/2008”, riordino che - prevedendo la riduzione oraria da 36 a 32 ore settimanali di lezione già dall’a.s. 2010/2011, senza criteri di gradualità - ha violato, tra l’altro, il patto formativo stipulato tra scuola a famiglia all’atto dell’iscrizione (osservazione già emersa nel parere del CNPI del 26.8.2010).

Il Consiglio Superiore, dopo aver analizzato, discusso e commentato singolarmente gli otto criteri proposti dall’Amministrazione, ha formulato la seguente conclusione: «Il CSPI - pur riconoscendo la difficoltà del MIUR riguardo la formulazione ex post dei criteri che avrebbero dovuto conformare la nuova realtà ordinamentale degli istituti professionali e tecnici e che medio tempore si è già realizzata non raggiungendo gli obiettivi attesi - non può che valutare negativamente la prassi in questione e, di riflesso, i criteri che dovrebbero fornirle copertura».

Per completezza di informazione, l’Amministrazione - nell’ultimo dei criteri determinati “ora per allora”, contraddistinto dalla lettera h - declina i suddetti “obiettivi attesi”:

  • l’ottimale distribuzione delle cattedre;
  • la salvaguardia della stabilità dei docenti presenti nell’istituzione scolastica e loro titolarità in organico;
  • la tutela della continuità didattica;

palesemente e ovviamente elusi (e non poteva che essere così, data la rilevante riduzione oraria effettuata) a distanza di sei anni dall’inizio del riordino in questione.

Nel parere espresso, infine, il CSPI auspica che gli schemi di regolamento esaminati siano rivisti in sede di attuazione della delega prevista dall’art. 1, comma 181, lettera c), della legge 107/2015. In questa ottica sarebbero importanti anche i risultati dei monitoraggi previsti dai dd.PP.RR. 87 e 88/2010 a conclusione della prima applicazione del riordino, considerata altresì la continua e progressiva riduzione di iscrizioni agli istituti tecnici e professionali che conferma la graduale perdita di identità dei due percorsi formativi.