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Relazioni tra scuola e famiglia, da campo minato a terreno fertile

17.01.2018 14:05
Categoria: Cultura & Società

Sempre più frequenti i casi di incomprensione fra insegnanti e genitori degli alunni fino a episodi, anche recenti, di aggressioni assolutamente insensate.

Una questione che segnala il progressivo isolamento della scuola e una crisi del patto di corresponsabilità educativa.

Un tema su cui continueremo a restare con attenzione; ora anticipiamo una parte di un articolo di Donato De Silvestri che pubblicheremo nel prossimo numero di Scuola e Formazione.

Relazioni tra scuola e famiglia.
Da campo minato a terreno fertile per un'alleanza educativa

La gestione dei rapporti con le famiglia è diventata una delle questioni più delicate che caratterizzano la scuola oggi. I mezzi di informazione raccontano addirittura di genitori che effettuano vere e proprie spedizioni punitive nei confronti di insegnanti e dirigenti scolastici, ma, al di là di questi fenomeni fortunatamente ancora marginali, si celano diffusi sentimenti di contrasto, astio, incomprensione o, non meno pericolosa, indifferenza. 
Le Indicazioni Nazionali sostengono la necessità di costruire un’alleanza educativa con i genitori, precisando che non deve trattarsi di rapporti da stringere solo in momenti critici, ma di relazioni costanti che riconoscano i reciproci ruoli e che si supportino vicendevolmente nelle comuni finalità educative. Del resto questo principio è assunto addirittura dalla nostra Costituzione (art. 30) pur nel reciproco rispetto dei diversi ruoli e ambiti educativi, nonché con le altre formazioni sociali ove si svolge la personalità di ciascuno (articolo 2). La Carta dei diritti e delle responsabilità dei genitori in Europa predisposta dall’EPA (Eurupean Parents Association) afferma che i genitori devono lavorare insieme: nelle scuole, con le scuole, precisando all’art. 3 che essi hanno il dovere di impegnarsi come collaboratori nell’educazione nelle scuole di appartenenza dei loro figli, ma anche il diritto di accedere a tutte le informazioni nell’ambito delle istituzioni educative che riguardano i loro figli. La Carta riconosce altresì ai genitori il diritto di esercitare influenza nella politica che la scuola dei figli realizza. Nella Dichiarazione di Saragozza per l’istruzione e l’educazione (2008) al punto 6 si sostiene che ci deve essere una cooperazione continua ed attiva ed una partecipazione delle famiglie nel processo educativo dei loro figli, così come il rispetto ed il sostegno agli insegnanti. In definitiva, la partecipazione attiva dei genitori alla vita della scuola è una risorsa irrinunciabile, ma la sua pratica realizzazione presenta non pochi punti oscuri. I dati più recenti circa l’affluenza dei genitori alle elezioni degli Organi Collegiali ne sono un buon indicatore: 10%. Del resto è da molti anni che si sostiene la necessità di una loro ridefinizione e rifondazione, ma, pur nella variegata moltitudine di riforme che si sono avvicendate nell’ultimo ventennio, non si è mai avuto il coraggio o la volontà di affrontare la questione.

Non ci sono più i genitori di una volta 
Sembrerebbe un’affermazione alla Catalano, anche perché, si potrebbe aggiungere, saranno diventati nonni o bisnonni; oppure la si potrebbe considerare uno dei tanti luoghi comuni con cui si guarda con nostalgia ad un passato spesso discutibilmente idealizzato. E’ indubbio però che il rapporto dei genitori con la scuola è notevolmente cambiato nel tempo. Se quando io andavo alla scuola elementare fossi tornato da mio padre a raccontare che la maestra mi aveva punito, cosa che non mi sarei mai sognato di fare, la sua reazione sarebbe stata un’ulteriore punizione, e per di più in linea con le prassi correttive di allora. Il ragionamento di mio padre sarebbe stato semplice: se ti hanno punito significa che lo meritavi perché la maestra sa quello che è giusto per te e pensa solo al tuo bene. Succede ancora? Immagino la risposta che ognuno si starà dando.

Dalla famiglia normativa alla famiglia affettiva 
Pietropolli Charmet (nota 1) racconta il cambiamento intervenuto in Italia come il passaggio dalla famiglia normativa a quella affettiva. La prima era caratterizzata da relazioni formali e distanti, da precise distinzioni di ruoli, nonché da una solida autorità paterna finalizzata alla trasmissione di valori, regole e principi, che esigeva obbedienza, sottomissione e conformismo. Ciò faceva sì che ci fosse un forte desiderio di affrancamento da parte dei figli, caratterizzato altresì da un elevato livello di conflittualità. 
Tutto questo non c’è più. La famiglia affettiva, quella dei nostri giorni, è caratterizzata dalla centralità dei figli e da un sovrainvestimento nei loro confronti. Le relazioni sono improntate alla simmetria dei ruoli e alla complicità, con una forte diminuzione dei conflitti intergenerazionali. Lo scopo dei genitori è quello di fornire amore, sostegno, sicurezza, soddisfacimento di tutti i bisogni. I figli, in questa famiglia, risultano iperprotetti, scarsamente esposti alle frustrazioni e ciò li rende particolarmente fragili e vulnerabili. Charmet parla del nuovo bambino come di un cucciolo d’oro: i figli sono diventati sempre meno, sono un bene particolarmente prezioso e vengono protetti, così come si fa con i gioielli, preservandoli dal rischio dell’usura o da quello che ti vengano “rubati”. Bisogna assolutamente evitare che subiscano dei danni, che si sentano offesi, che venga messa in discussione l’immagine che di loro è stata pazientemente costruita. Il bisogno di curare la loro bellezza li rende permalosi, esposti al rischio di sentirsi poco apprezzati, umiliati e mortificati da un ambiente che non dà loro il giusto riconoscimento. Quindi fragili perché esposti alla delusione derivante dal divario fra aspettative di riconoscimento e trattamento reale da parte di insegnanti, coetanei, genitori. Fragili perché addolorati dall’umiliazione e dal rischio di doversi troppo spesso vergognare del proprio corpo e della propria, a volte irrimediabile, invisibilità sociale
La questione, al di là delle difficoltà che sta creando alla scuola, non è di poco conto: secondo una ricerca effettuata da Mai Stafford della Medical Research Council’s Lifelong Health and Ageing unit (University College di Londra), “l’iperprotettività dei genitori verso i figli, soprattutto durante il periodo dell’infanzia e della crescita, può causare loro dei danni psicologici permanenti da adulti” (nota 2). Holly Schiffrin, con i colleghi della University of Mary Washington, è invece tra chi ha esplorato il cosiddetto fenomeno degli Helicopter parents (genitori-elicottero), ossia papà e mamme caratterizzati dalla costante attenzione a provvedere preventivamente ai bisogni dei figli, indipendentemente dal fatto che ve ne sia una loro esplicita richiesta. Ad un campione di 297 studenti universitari, è stato chiesto di descrivere l’atteggiamento genitoriale delle loro madri, la loro percezione di auto-efficacia e di autonomia, l’eventuale stato di ansia e sintomi depressivi e la sensazione di soddisfazione generale verso la vita. Anche in questo caso lo stile educativo “elicottero” è risultato correlato con pericolosi stati ansiogeni e depressivi, bassa soddisfazione di vita, bassi livelli percezione di autonomia, nonché senso di inadeguatezza circa la propria capacità di collaborazione con gli altri. 
Infine, due ulteriori studi pubblicati sul Journal of Personality dimostrerebbero che i bambini iperprotetti crescerebbero con un tale bisogno di affermazione da diventarne in qualche modo schiavi anche nella vita sessuale e nell’alimentazione.
Tutto questo pone una questione che la scuola non può certo affrontare con sterili richiami all’essere genitori più consapevoli o come diceva Bettelheim (nota 3), passabili. Sarebbe inutile e sciocco pretenderli diversi, mentre ha senso trovare il modo di favorire rapporti relazionali benestanti, per tutti.

NOTE

(nota 1) Per approfondimento v. Pietropolli Charmet G., Fragile e spavaldo. Ritratto dell’adolescente di oggi, Laterza, Roma-Bari 2010
(nota 2) Stafford, M., Kuh, D. L., Gale, C. R., Mishra, G., & Richards, M. (2015). Parent-child relationships and offspring's positive mental wellbeing from adolescence to early older age. JOURNAL OF POSITIVE PSYCHOLOGY, 11 (3), 326-337. 
(nota 3) Bettelheim B., Un genitore quasi perfetto, Feltrinelli Editore, Milano, 1987