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La piccola Anne, eroina di Francia

01.06.2020 15:54

È noto che la figlia down di De Gaulle è stata un riferimento per la sua vita e la storia francese. Adesso anche un film d’oltralpe racconta il suo ruolo speciale: parla l’ambasciatore francese Christian Masset, intervistato da Paola Severini Melograni (Avvenire del 30 maggio 2020)

Siamo a Palazzo Farnese, forse il più bello di Roma, con l’ambasciatore francese Christian Masset, per parlare della storia di Anne de Gaulle, la più piccola figlia del presidente francese. Una bambina down ma come diceva Charles de Gaulle «una bambina come le altre».

Che importanza ha avuto nella vita del generale?
Charles de Gaulle è stato un personaggio importantissimo nella storia della Francia, perché non soltanto ha liberato la Francia, ha resistito contro l’oppressore, ha valorizzato il Paese dopo la guerra e l’ha ricostruito con la Quinta Repubblica. Un grande personaggio della storia che è stato anche un uomo straordinario, e non c’è nessun altro elemento nella sua vita che ci dia tanto la testimonianza della sua eccezionalità che la sua relazione con la figlia Anne.

Si racconta che fu proprio il ritratto di Anne (una foto incorniciata) a salvare De Gaulle da un colpo di pistola.
A fine agosto 1962, momento di forti tensioni in Francia, era la fine della Guerra di Algeria, l’estrema destra compì un attentato in una piccola città della regione parigina, chiamata Petit-Clamart. L’attentatore sparò sulla macchina di De Gaulle. Un proiettile colpì proprio il generale, deviato e attutito da una cornice che conteneva una foto della figlia, che la moglie Yvonne portava sempre con sé, e che di fatto gli ha salvato la vita. Ma Anne ha trasformato completamente la vita del generale De Gaulle, e in qualche modo ha giocato un ruolo molto importante nella storia della Francia, perché si dice ed è vero, lui stesso l’ha detto, è stata Anne che gli ha dato la forza, il cuore e l’ispirazione e «senza Anne non so se avrei fatto tutto quello che ho fatto». Quando ha avuto questa bambina down, nel 1928, terza di tre figli, era chef de Battaillon in Germania. All’epoca non si sapeva cosa fosse la trisomia 21 e c’era un certo ostracismo nei confronti dei down. Lui disse subito: «Lei è un dono di Dio» e ha fatto, con sua moglie Yvonne, la scelta di tenerla a casa, di averla con la famiglia, di fare con lei una vita normale, in un periodo in cui la maggioranza dei bambini down era messa da parte, per “proteggerli”, si diceva, e a volte finivano nei manicomi. De Gaulle, uomo molto riservato, che incarnava l’autorità, con Anne era sempre tenero, attento. C’è una famosa foto- grafia di De Gaulle su una spiaggia in Bretagna, seduto su una sedia e la figlia sulle ginocchia, lui che nelle foto era sempre rappresentato come la statue du commandeur.
Durante la giornata, quando poteva, le raccontava storie per sviluppare la sua mente e il suo carattere. Ha fatto sempre tutto per farla sentire una bambina molto amata, come le altre. Molte scelte sono state fatte per lei. Ad esempio, comprò una grandissima casa, La Boisserie nella regione di Champagne, da dove veniva la sua famiglia, che è diventata la residenza di famiglia dei De Gaulle e dove è morto, nel 1970, a Colombey-les-Deux-Églises, dove è seppellita Anne e lo stesso generale con sua moglie. L’ha comprata per preservare questa vita familiare lontano dallo sguardo esterno. E si dice che alla vigilia della guerra, quando era stato nominato in Lorena, facesse aprire l’orto botanico alle 7 di mattina per andare da solo a passeggiare con Anne che, si dice ancora, era l’unica persona a cui il Generale obbediva.
Si può anche dire che forse ha trasformato la storia della Francia. De Gaulle vedeva Anne come un dono di Dio e nei fatti, contrariamente a ciò che si faceva in società all’epoca, è stato per lui il primo atto di resistenza. E questo gli ha dato ancora più forza per fare quello che ha fatto dopo: di andare a Londra, di opporsi al governo francese di Vichy, di portare la voce della Francia libera, di andare ad Algeri nel ‘43 e poi in Francia nel ‘44 per stabilire il governo provvisorio e tutto quello che poi è successo quando è stato richiamato come primo ministro nel ‘58 e successivamente presidente della Repubblica. Ma il primo atto di resistenza è stato proprio Anne. Diceva: «Mi permette di guardare al di là dei successi e dei fallimenti e mi porta sempre a guardare più alto». Anne morì a 20 anni a Colombey-les-Deux-Églises di polmonite tra le braccia di De Gaulle. Lui era devastato e distrutto durante la cerimonia funebre. Quando il funerale finì disse a Yvonne: «Vedi? Adesso è come gli altri».

Questo atto di resistenza, in un periodo in cui questi bambini venivano emarginati e nella Germania nazista persino soppressi, ha oggi un’importanza enorme per il nostro modo di vedere diritti e uguaglianza delle persone.
Certamente. E ha svolto un ruolo importante nella resistenza e nell’opposizione di De Gaulle al regime nazista, perché vedeva e capiva meglio di altri e dall’inizio quanto fosse disumano.

Oggi una fondazione intitolata alla famiglia De Gaulle assiste e accoglie bambine e ragazze con difficoltà...
Alla fine della guerra nel 1945 su iniziativa di Yvonne de Gaulle, totalmente appoggiata da Charles, venne creata una fondazione vicino a Parigi, a Milon-la- Chapelle, in un castello, per ospitare delle ragazze con disabilità, ma anche con difficoltà economica. Questa fondazione continua, ci sono decine di ragazzi che sono aiutati da questa fondazione ogni anno. Una nipotina del generale se ne occupa in questo momento. Il primo tesoriere della fondazione è stato George Pompidou, che dopo è diventato negli anni ‘60 primo ministro di De Gaulle e nel ‘69 presidente della Repubblica. Questa fondazione era un impegno molto forte di Charles e Yvonne de Gaulle.

In questo modo Anne continua a essere fra noi.
Anne è tra noi. È stata una lezione di umanità per tutti e ha trasformato le nostre vite perché è stata un attore, per quello che ha dato al padre, della storia del paese.

È appena uscito un film dedicato alla vita del generale De Gaulle e della sua famiglia...
Sì, era ora. Anche perché, dopo tutto quello che abbiamo vissuto in questi ultimi mesi, siamo in un mondo che ha bisogno di tornare alle radici, all’umanità, alle cose vere, ai veri valori. Alle relazioni tra genitori e figli... sentimenti che ci fanno più forti e più grandi. Penso sia proprio il momento giusto per godere di questo film e di questa storia che ha avuto un forte impatto su tutti noi, per lo meno noi francesi.