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Quell’eleganza nel gesto di Mattarella. una mano alzata per dire stop al monologo

17.10.2019 09:19

"La bella lezione di un'Italia autorevole e che sa farsi ammirare". Così Gianni Riotta (La Stampa, 17 ottobre 2019) coglie e ci ripropone un piccolo grande gesto del Presidente Sergio Mattarella durante il suo colloquio col Presidente degli USA Donald Trump.

C’è un gesto classico dell’aplomb palermitano di un tempo, quel mondo colto e riservato che data dal Circolo Matematico di Giovanni Guccia, a Lampedusa e Sciascia, fino al fotografo Enzo Sellerio, che il grande critico americano Harold Bloom, appena scomparso, considerava “il maggior intellettuale d’Italia”. È un modo cortese di alzare appena la mano, per intervenire in una accesa conversazione, rimarcando che non si vuol interrompere nessuno, ma che il proprio turno è arrivato. Ieri, con quel gesto cortese e sicuro, il presidente italiano Sergio Mattarella è riuscito nell’impresa che ha visto fallire tanti altri leader internazionali, inserirsi nel monologo serrato del presidente americano Donald Trump, senza irritarlo, senza creare incidenti diplomatici ma, al tempo stesso, senza cedere di un passo.
Trump è maestro della comunicazione “fisica”, al dibattito per la Casa Bianca 2016 si piazzò alle spalle della candidata democratica Hillary Clinton, dietro il podio, incombendole addosso in diretta. Con il presidente francese Macron si esibì in una stretta di mano stile braccio di ferro, strattonando in alto e basso il più minuto statista francese. Con Mattarella Trump sembrava tornare invece ai giorni del liceo militare, la New York Military Academy dove il temuto padre Fred lo spedì in punizione all’ennesima bravata: i compagni lo ricordano in riga, intimidito dai superiori, forse la sola volta nella vita.
Ai primi del mese, nello Studio Ovale, Trump non lasciò fiatare il presidente finlandese Sauli Niinistö, trattandolo da comparsa. In una Washington spazzata, oltre alla pioggia, dal vento dell’impeachment con cui i democratici intendono lavorarlo ai fianchi e dall’eco della guerra in Siria, con Putin ad occupare antichi bastioni strategici Usa, il presidente ha sì ribadito le sue posizioni, Nato, dazi, Europa, ma senza perdere tocco diplomatico e trattando l’ospite con pieno onore. Il nostro presidente e il leader del partito repubblicano Usa non potrebbero essere più diversi, per storia, cultura, personalità. Dalla nomina alla Corte Costituzionale, 2011, all’elezione al Quirinale, 2015, non si ricordano prese di posizione di Mattarella da strillo di prima pagina, solo qualche incontro discreto con gli studenti. Trump, da imprenditore e da politico, andrebbe volentieri in onda ogni sera, usando i social media, twitter su tutti, con foga e sagacia.
La politica ieri ha segnato i suoi confini, come di rigore. Il presidente Usa ha tenuto duro sui dazi, sulle spese maggiori per la Nato che richiede -non senza ragione- invano agli europei, sull’unilateralismo nelle relazioni internazionali, da Airbus agli F 35, dal Medio Oriente alla Russia, cardini del suo discorso alle Nazioni Unite a settembre e della sua politica estera fino alle elezioni 2020. Mattarella, entrato in gioco con il gesto della mano, ha replicato richiamando la necessità di non disperdere il metodo del dialogo e della trattativa tra pari che tanto ha unito l’Atlantico nel dopoguerra, respingendo l’uso delle tariffe come cannoniere economiche e ricordando che l’Italia è, da decenni, in prima fila, con impegno politico e tributo copioso di sangue, di morti e feriti militari e civili, nelle operazioni di pace sul pianeta.
Ciascuno dei due leader ha difeso con puntiglio il proprio spazio, ma qui Mattarella ha colpito per l’autorevolezza saggia con cui ha saputo parlare non solo a nome dell’Italia, ma dell’Europa, degli alleati e delle persone di buona volontà ovunque, anche negli Stati Uniti. La “dottrina Mattarella” è apparsa il comune impegno a resistere all’intolleranza, alla prepotenza, al nazionalismo primitivo e, magari solo per un attimo, lo stesso Trump è sembrato quasi tentato di ascoltare, dicendo che comunque sui dazi proverà a rinegoziare con noi, per poi essere reinghiottito dal vortice che squassa il suo grande paese. Dal compassato presidente italiano, al nostro paese e al mondo, è venuta ieri la bella lezione di un’Italia autorevole e che sa farsi ammirare.

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