CISL - FEDERAZIONE SCUOLA UNIVERSITÀ RICERCA
Stampa

«La Cisl è pronta, ma il lavoro non si crea per magia»

06.03.2019 09:19

Centinaia di assunzioni nella rete territoriale dei patronati. E il ritorno alla centralità nel mondo del lavoro. Si apre la fase delle domande per ottenere l’atteso reddito di cittadinanza e in campo ci sono anche i sindacati. «Finalmente, dopo anni in cui ci hanno detto che corpi intermedi sono inutili, è stato riconosciuto il fatto che siamo indispensabili, lo Stato da solo non poteva farcela, e questo è un bel segnale per il paese» commenta Annamaria Furlan, leader della Cisl, organizzazione che ha messo a disposizione oltre 1.100 Caf su tutto il territorio nazionale per affrontare la fase di lancio della nuova misura voluta dal governo. Il sindacato ha predisposto una mobilitazione straordinaria delle proprie strutture periferiche, in particolare al Sud e in Calabria, e nei quartieri più poveri delle grandi città dove è previsto un vero e proprio assalto agli sportelli.

La Cisl è pronta per questa sfida?
«Le nostre strutture hanno tutte le competenze, la formazione adeguata e le professionalità per svolgere bene questo ruolo sussidiario».

Il varo del reddito è stato complesso. Quali sono i punti di forza della misura?
«Siamo stati i primi a sostenere insieme a tante altre associazioni l’urgenza di una misura universale contro la povertà. L’obiettivo del governo è giusto. Ma lo strumento può e deve essere migliorato».

Come?
«Noi avremmo preferito che si potenziasse il Reis, il reddito di inclusione sociale, in modo da raggiungere una fascia più numerosa di cittadini bisognosi. Il reddito di cittadinanza deve premiare maggiormente le famiglie. E certamente dobbiamo cambiare la norma che penalizza i cittadini stranieri residenti da meno di 10 anni».

Sarà una porta d’ingresso per il mondo del lavoro?
«Il collegamento con il mondo del lavoro è il punto debole. Mi chiedo in quale realtà si potranno offrire tre proposte ai giovani. Il lavoro non si crea per magia. Servono più investimenti pubblici e privati soprattutto al sud, sbloccare i cantieri per le grandi e medie opere, fare le assunzioni nella pubblica amministrazione, negli ospedali, nei servizi».

La nuova misura rischia di finire quindi a chi è ormai fuori in maniera irreversibile dal mondo del lavoro?
«Il bilancio lo faremo nei prossimi mesi, ma questo strumento senza politiche attive per il lavoro non basta».

Ci sono anticorpi a sufficienza contro gli abusi?
«Credo che dovranno essere messi in campo tutti i controlli che il governo ha promesso di fare tramite l’Inps».

Lei conosce personalmente qualcuno che chiederà il reddito?
«Tutti i giorni incontro persone disoccupate o che vivono in condizioni di grande difficoltà. Basta andare alla Caritas ed in altre associazioni per rendersi conto che serviva una misura del genere».

Intervista a cura di Paolo Foschi
Corriere della Sera, 6 marzo 2019