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Autonomia e priorità di attenzione ai più deboli. Così Annamaria Furlan ricorda la figura di Pierre Carniti

06.06.2018 11:49

Sulle pagine di Avvenire viene oggi pubblicato uno scritto di Annamaria Furlan, segretaria generale della CISL, che ricorda la figura di Pierre Carniti sottolineandone il ruolo svolto come protagonista della storia sindacale e politica del Paese e il valore della sua testimonianza come punto di riferimento per la militanza sindacale anche oltre i confini della sua organizzazione.

Ho conosciuto Pierre Carniti tanti anni fa, quando giovanissima iniziavo piena di ideali il mio percorso sindacale nella Cisl. Pierre è stato una figura straordinaria, un punto di riferimento costante per tutti noi, un uomo che ha segnato con le sue battaglie, le sue intuizioni, la sua coerenza politica, morale e spirituale la storia del movimento sindacale.
Carniti, insieme a Marini, Crea e Colombo fanno parte di quella "seconda generazione" di sindacalisti della Cisl che si formarono negli anni sessanta al centro studi di Firenze, dove si imparava la lezione di Giulio Pastore e Mario Romani. Lo ricorda bene lo stesso Carniti in un passaggio molto bello del suo ultimo libro: «Quegli insegnamenti e quei principi per un sindacato nuovo, democratico, moderno, offrivano al più sperduto sindacalista della Cisl una cassetta degli attrezzi così solida da non avere alcun complesso di inferiorità nei confronti delle fumisterie simil-teoriche degli intellettuali comunisti». In questa frase c’è tutto il carattere schietto e anche il percorso delle scelte sindacali, a volte pure di rottura, compiute da Carniti nel corso della sua carriera sindacale.
Il sindacato ha al centro i lavoratori, è distinto dalle organizzazioni padronali, dal partito, dalla chiesa, dall’associazionismo e così via. Il sindacato ha come unico limite alla sua autonomia, la responsabilità di firmare il contratto, di fare accordi. Senza se e senza ma. Non farlo significa negare la propria funzione. Questo è un punto essenziale per comprendere la grandezza del sindacalista e tutte le scelte compiute da Pierre Carniti nella sua vita: la soggettività politica autonoma del sindacato è fondamentale per giudicare l’azione sindacale della Cisl che fu alla base dell’accordo di San Valentino del 1984 sul taglio della scala mobile e che pose le basi per la stagione successiva degli accordi sulla politica dei redditi dei primi anni novanta.
La forza sindacale ti obbliga a maggiori responsabilità di governo se vuoi davvero tutelare chi rappresenti a meno che i tuoi obiettivi siano di portata diversa. Questo fu il terreno di divisione tra la Cisl e la Cgil nel 1984 quando il Pci di Berlinguer ammonì il sindacato a non assumere impegni con il Governo, a non fare alcuno "scambio politico". Non era la teoria della cinghia di trasmissione, ma per usare una espressione dello stesso Carniti era l’enunciazione «dell’autonomia limitata». Fu una delle ragioni che portò Ezio Tarantelli a scegliere la Cisl per la sua battaglia contro l’inflazione, una decisione che pagò poi con la propria vita.
Eppure Carniti non rinunciò mai al sogno dell’unità sindacale. L’ultima volta che lo incontrai mi disse: «Senza un rapporto unitario il sindacato non va da nessuna parte», soprattutto in un’epoca in cui la politica tende a rioccupare tutti gli spazi, contraria a costruire quella democrazia pluralistica matura, quella molteplicità di istituzioni, ordinamenti e di poteri che traggono linfa dalla società nel rispetto delle reciproche autonomie, concetti tanto cari a Carniti.
Il compito e l’obiettivo storico della cosiddetta "terza" e oggi "quarta" generazione della Cisl rimane proprio quello che ci ha sempre chiesto Carniti: «Occuparci dei più deboli, andare oltre la quotidianità del mestiere. Redistribuire il lavoro e la ricchezza, governare i nuovi processi di digitalizzazione. Aprire, soprattutto, il sindacato ai giovani». «La Cisl e il sindacato ci hanno regalato cose inestimabili», diceva spesso Carniti: «Formazione, saper esercitare responsabilità, realizzare la nostra personalità. Costruire un mondo migliore, con un po’ più di eguaglianza e di giustizia sociale».
Questa è la grande lezione storica e culturale che ci ha lasciato Pierre Carniti, cui va tutto il nostro commosso ricordo. Una lezione che dobbiamo saper trasmettere ai giovani e a quelli che verranno dopo di noi.