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Fioroni: investire su formazione docenti e corsi di recupero

16.02.2017 14:31
Categoria: Articoli, Buona scuola

Su ItaliaOggi di martedì 14 febbraio 2017 l'ex ministro dell'Istruzione Giuseppe Fioroni, intervistato da Alessandra Ricciardi, interviene in merito alla denuncia dei docenti universitari che lamentano la scarsa preparazione di base degli studenti italiani. Di seguito il testo dell'intervista.

«Mi par di capire, per dirla con una battuta, che la prima lingua straniera in Italia sia divenuto l'italiano...». Beppe Fioroni, deputato del partito democratico, presidente della commissione Moro, è stato ministro dell'istruzione del governo Prodi. Anno 2006, davanti ai risultati scarsi degli studenti nelle rilevazioni internazionali, Fioroni fu autore di provvedimenti bollati all'epoca come reazionari: vengono ripristinati il voto in condotta e l'esame di riparazione, sotto lo slogan «no a 8 milioni di asini e contenti».

Domanda. I docenti universitari accusano la scuola di consegnarli studenti in grosse difficoltà con le competenze di base. Le rilevazioni internazionali dicono che la percentuale di alunni 15ermi con risultati insufficienti in lettura è al 19,5% contro il 17,8% della media Ue, in matematica al 24,7% contro il 22,1.

Risposta. Ricordo che nelle Indicazioni nazionali del curriculum del primo e secondo ciclo si insiste per lavorare sulla comprensione dei testi, sulle competenze lessicali e grammaticali, sull'espressione scritta e orale. Le indicazioni sono figlie della convinzione che la scuola debba, tramite le discipline, fornire ai ragazzi le conoscenze per mettere a frutto i proprio talenti.

D. Che scuola era nel 2006?

R. Trovai una scuola che abbondava di progettifici, dalla corsa campestre alla cucina magrebina. Per questo inserii le tante vituperate prove Invalsi per la quinta elementare, la prima e terza media e la seconda superiore, che ci consentivano di vedere come i nostri ragazzi comprendevano un testo, quali erano le loro competenze lessicali, grammaticali e argomentative, quali i divari sul territorio e in una stessa scuola. Ci indirizzavano sulla necessità di rafforzare la scuola elementare e la scuola media inferiore. E di investire sulla formazione dei docenti, che del cambiamento necessario alla scuola solo il motore.

D. Sono passati più di dieci anni. I prof universitari ci dicono che i risultati, a dispetto di tassi di promozione altissimi, non sono confortanti.

R. C'è un vizio molto diffuso nella politica italiana, ed è quello di smontare tutto quello che è stato fatto prima sotto la spinta del perenne cambiamento. L'impianto di quella riforma è stato progressivamente allentato, sottoposto a continue modifiche, è venuto meno l'investimento sulla buona scuola. I corsi di recupero sono stati definanziati, sono state modificate le prove Invalsi, tolta la formazione per i docenti, ed è stato poi commesso l'errore enorme di trattare la scuola come un'azienda. La scuola invece è una comunità educante che deve contemporaneamente lavorare con chi resta indietro e saper stimolare e coltivare le eccellenze.

D. Qualche proposta?

R. Recuperare i debiti scolastici non deve essere appannaggio di chi può permetterselo. Su questo bisogna ritornare a investire. È un problema di serietà, i debiti contratti, come nella vita, si pagano. Ma si devono mettere tutti i ragazzi nelle condizioni di farlo, vanno aiutati. I corsi di recupero e di supporto devono essere fatti con soldi pubblici e garantiti a tutti gli studenti, i docenti devono essere adeguatamente pagati.

D. Non c'è anche un problema di formazione degli insegnanti? Devono fronteggiare giovani perennemente connessi e con più fonti informative.

R. È il secondo problema della buona scuola 4.0. L'aggiornamento dei docenti deve essere un dovere, fatta in presenza presso strutture universitarie o comunque altamente qualificate per un periodo sabbatico e con valutazione finale. Iniziando con quelle discipline che presentano maggiori criticità nei risultati. Con Prodi eravamo partiti dalle scuole medie superiori ipotizzando un primo ciclo di 5 settimane e un secondo ciclo di due settimane con valutazione finale, valutazione che per altro avrebbe rappresentato la base per la progressione di carriera dei docenti. Io ripartirei da qui per costruire la buona scuola.

D. Buona scuola è il marchio della riforma Renzi.

R. La buona scuola del governo Renzi ha avuto la straordinaria capacità di investire risorse senza precedenti nel settore. Ora è il momento che fondi importanti vengano indirizzari per consentire alla comunità educante di recuperare chi resta indietro, di formare e riqualificare in modo serio i docenti, di prevedere una progressione di carriera basata sul merito e sulla certezza delle capacità.

D. Uno dei decreti attuativi della Buona scuola prevede che si possa essere ammessi agli esami di maturità con la media del sei, magari dieci in condotta e 4 in matematica e fisica in un liceo scientifico.

R. Il giudizio di ammissione deve essere assegnato alla responsabilità del collegio dei docenti che conoscono i ragazzi e che non debbono privarli del loro futuro con inutili promozioni.

ItaliaOggi, 14 febbraio 2017