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"Contratti aziendali e produttività". Intervista di Annamaria Furlan al Quotidiano Nazionale.

03.01.2016 12:16

In un'intervista al Quotidiano Nazionale (Nazione - Carlino - Giorno) la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, affronta il tema del nuovo modello contrattuale su cui è pronta una proposta definita unitariamente dalle tre maggiori confederazioni. La proposta, incentrata su contratto nazionale e contrattazione di secondo livello su produttività e qualità del servizio, riguarda sia i settori del privato che il settore pubblico, per il quale in particolare Annamaria Furlan torna a sollecitare l'avvio del confronto per il rinnovo di contratti fermi da anni. Forte il richiamo al valore della partecipazione e del coinvolgimento delle rappresentanze dei lavoratori nei processi di innovazione e riorganizzazione dei servizi.

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È la svolta buona sui contratti. Dopo mesi di trattative, i sindacati hanno messo a punto una proposta unitaria che verrà presentata a Confindustria a metà gennaio e poi a tutte le altre organizzazioni di lavoro e al governo. Il pacchetto prevede contratto nazionale, contrattazione aziendale o territoriale legata alla produttività e alla qualità del servizio, partecipazione dei lavoratori nell’azienda sul modello tedesco. «Su questo siamo ormai tutti d’accordo, noi Uil e Cgil», svela la leader della Cisl Annamaria Furlan.

Segretario, il 2016 dovrà essere l’anno del lavoro, come ha ricordato il presidente Mattarella nel discorso di fine anno?
«Sono contenta che il presidente abbia incentrato il suo intervento su lavoro e lotta all’evasione fiscale. Recuperare l’evasione significa 7 punti in più di Pil da investire per lavoro, sanità, previdenza».

Su lavoro non sono arrivati i risultati attesi con le riforme?
«Abbiamo avuto alcuni lievi dati positivi, che vanno valorizzati ma rimangono ancora 3 milioni di disoccupati e una disoccupazione giovanile di oltre il 40%».

Il Jobs Act non è sufficiente?
«Non è con le regole che si crea occupazione. Si crea solo con la crescita del Paese, e quindi con gli investimenti».

Tutto sbagliato finora?
«Un segnale c’è stato, flebile, nella manovra, con la detassazione del secondo livello di contrattazione, ma serve un sistema fiscale che alzi le buste paga».

Partiamo da questo flebile segnale. È ora di rinnovare i contratti di lavoro.
«Alcuni li abbiamo rinnovati, ma ci sono milioni di lavoratori che aspettano. Nel pubblico il governo è datore di lavoro ed è vergognoso che da sei anni i lavoratori siano senza il rinnovo».

Il nodo è scrivere un modello contrattuale che garantisca competitività ed efficienza...
«Certo e le dico che la produttività è un fattore essenziale anche nella pubblica amministrazione. Va sbloccata la contrattazione di secondo livello con cui si può alzare la produttività del pubblico e la qualità del servizio».

Ma la Cgil che dice?
«La Cgil è d’accordo, tutti siamo d’accordo che vada rinnovato il contratto e sbloccata la contrattazione di secondo livello. Il rilancio della produttività e del servizio è un elemento condiviso».

Quindi c’è intesa su un modello di contratto?
«Stiamo lavorando a un modello rinnovato dove la produttività è un elemento. Entro metà mese offriremo una proposta a tutte le associazioni datoriali e, in quanto datore di lavoro, al governo».

Poletti l’ha sollecitata da tempo.
«E noi faremo la proposta. Ma siccome da tanto tempo aspettiamo la proposta della riforma pensionistica, speriamo che il governo imiti il sindacato e sia in grado di farla».

Seguirete il modello Ducati sui contratti?
«Diciamo che immaginiamo un contratto nazionale che rimane e dà garanzia per tutti. E una contrattazione di secondo livello territoriale o aziendale, che si incentri sulla produttività con la partecipazione del lavoratore come in tanti altri paesi europei»

Come in Germania?
«Non esiste un unico modello. Il lavoratore può partecipare con l’azionariato diffuso, oppure ci può essere un sistema duale con i lavoratori nel consiglio di vigilanza e controllo. È ora che si arrivi a un modello che ha reso competitivi tanti Paesi».

E la partecipazione nella pubblica amministrazione?
«Basterebbe che si condividessero i progetti di riorganizzazione rendendo partecipi i lavoratori. La contrattazione Comune per Comune, Regione per Regione, Asl per Asl, dovrebbe mirare alla gestione dell’organizzazione del lavoro, della flessibilità, dell’orario».

Nella vostra ipotesi contrattuale per i privati, c’è posto per il part time a fine carriera con la staffetta generazionale?
«Certo. La staffetta può funzionare. Ma bisogna volere assolutamente che diventi una priorità».

Restate contrari al salario minimo per legge però?
«Da noi rischia solo di abbassare i salari, semmai dobbiamo allargare la copertura del salario alle figure atipiche e anomale che sono fuori della contrattazione».

Che sono in gran parte giovani.
«Aspettano che i padri e le madri possano andare in pensione. Torniamo sempre lì».

(Intervista a cura di Davide Nitrosi, Quotidiano Nazionale, 3 gennaio 2016)