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Scatti, un pasticcio che si può e si deve evitare

07.01.2014 20:25

La decisione di procedere al recupero delle somme già corrisposte a chi è passato a una nuova posizione stipendiale nel 2013, oltre a costituire un clamoroso atto di incoerenza tra parole e fatti da parte del Governo, è contestabile sotto diversi profili. Anzitutto quello della legittimità, perché si dà applicazione con effetto retroattivo a norme entrate in vigore in chiusura d’anno; ma soprattutto quello dell’opportunità, dal momento che al prelievo di oggi dovrà seguire la restituzione agli interessati non appena si definirà l’intesa - su cui il confronto è già avviato - per il recupero di validità del 2012 ai fini delle progressioni di anzianità.

La questione è davvero complessa, perché si intrecciano in questo momento gli effetti del blocco disposto nel 2010 (che “sterilizzava” il triennio 2010-11-12 ai fini della maturazione degli scatti) con quelli del provvedimento che proroga tale blocco per un ulteriore anno (il 2013), pubblicato in Gazzetta Ufficiale a fine ottobre 2013 e in vigore dal 9 novembre.

Chi è destinatario del “recupero” che il MEF ha deciso di attivare a partire dalle retribuzioni di gennaio? Si tratta di coloro che, prima del blocco triennale degli scatti deciso nel 2010, avrebbero avuto diritto ad acquisire il passaggio alla nuova posizione stipendiale nel corso del 2012. Col recupero di validità del 2010, tale scadenza per loro veniva a collocarsi nel 2014 (anziché nel 2015, come il blocco triennale avrebbe comportato). Recuperata la validità anche del 2011 -  grazie all’accordo sottoscritto a marzo 2013 - l’attesa si riduceva di un anno e la nuova scadenza era fissata al 2013, nel corso del quale infatti si sono visti attribuire la nuova posizione stipendiale.

È stata invece la norma successivamente introdotta, che “sterilizza” il 2013 ai fini delle progressioni, a riportare nuovamente in avanti di un anno, per loro, tale decorrenza: da qui la decisione del MEF di recuperare gli importi versati. Ma è del tutto evidente, a questo punto, che l’accordo con cui si ridarà valore al 2012 sposterà di nuovo le lancette indietro di un anno, comportando quindi la restituzione di quanto nel frattempo prelevato.

Un pasticcio che con un minimo di buon senso, oltre che con maggiore coerenza tra parole e fatti da parte del Governo, si sarebbe potuto evitare. Prendiamo atto della richiesta fatta in queste ore dalla ministra Carrozza al suo collega Saccomanni perché rinunci al recupero delle somme, una presa di posizione che da subito avevamo sollecitato.

Questa la descrizione di quanto sta avvenendo, anche nei suoi aspetti a dir poco paradossali. Ma ripercorrere la travagliata vicenda degli scatti, che ci impegna ormai da tre anni, ci offre altri spunti di riflessione. Solo la tenace e determinata azione sindacale condotta dalla Cisl Scuola insieme a Uil Scuola, Snals e Gilda ha finora consentito di recuperare in buona parte il danno inferto alle retribuzioni del personale della scuola.

Attraverso intese fatte con due governi diversi è stata infatti ridata validità al 2010 e al 2011; la strada per recuperare anche il 2012, come prima si è detto, è già avviata con un nuovo e diverso esecutivo. Certo, è un recupero che ha trovato in parte copertura con un diverso impiego di risorse contrattuali, utilizzando per il salario fondamentale una quota di quelle destinate a retribuzioni accessorie. Una scelta fatta a ragion veduta, vista l’impossibilità di ottenere soluzioni per via legislativa: ed è proprio la recente decisione di prorogare al 2013 il blocco degli scatti a dimostrare come quella via continui a rivelarsi impraticabile, nonostante il mutare dei contesti politici (governi Berlusconi, Monti, Letta).

Non può che essere pesantemente negativo il giudizio sulle scelte fatte da ben tre governi diversi, intervenuti sulle retribuzioni del personale scolastico con quella che abbiamo più volte definito una doppia penalizzazione: blocco dei rinnovi contrattuali e, in aggiunta, rallentamento delle progressioni di anzianità in misura pari a quattro anni. È solo grazie all’iniziativa condotta sul piano sindacale che i quattro anni potranno intanto ridursi a uno solo (avendo ridato validità prima al 2010, poi al 2011 e a breve - ci auguriamo - al 2012).

Continuerà anche nei prossimi giorni il nostro impegno per concludere un’intesa che porterà, in concreto, anche la restituzione agli interessati delle somme che oggi si vedono inopinatamente sottratte. Chi li avrà maturati nel 2013, e oggi dovrebbe attendere per il passaggio il 2015, li avrà pagati nel corso del 2014.